Si scrive Roma, si legge Amor Tour romantico della capitale

Per gli sposi c’è la visita all’Arco degli Argentari E per gli adolescenti i lucchetti di Ponte Milvio

È un gioco che si faceva da bambini: leggendo Roma al contrario si pronunciava la parola «amor». Un segno che ai più piccoli bastava per vedere nella città una sorta di capitale degli innamorati. Primato che, per i più grandi, veniva confermato dallo studio della storia, che alla parola, in sanscrito, attribuiva proprio il significato di «amore». Se è vero che il destino - anche delle città - è nascosto nel nome, non stupisce che la Capitale sia stata teatro di grandi e intense storie sentimentali, delle quali tracce più o meno evidenti rimangono ancora oggi in strade, piazze e monumenti. Basta cercarle con un pizzico di attenzione, studio e qualche consiglio. Si comincia dalla Fontanina degli Innamorati, vicino a Fontana di Trevi. Nascosta dalla monumentale vicina, la fontana è costituita da una semplice vasca rettangolare. Di dimensioni limitate, è spesso trascurata dai turisti, ma non dai fidanzati. Tradizione vuole, infatti, che bere la sua acqua protegga da tradimenti - e tentazioni - assicurando fedeltà eterna alla coppia. Ai Parioli, l’appuntamento è alla Fontana dell’Acqua Acetosa. L’opera secentesca, con il romanticismo diventò luogo di incontro degli innamorati. È qui che Luigi I di Baviera incontrò Maria Anna Florenzi, di cui si innamorò perdutamente, malgrado fosse sposato. In onore del luogo in cui l’aveva conosciuta e, soprattutto, per rendere più piacevoli - e comodi - i successivi incontri, il principe fece costruire qui due sedute in pietra, con iscrizioni in italiano e tedesco, e fece piantare alcuni alberi. Altro «teatro» sentimentale è la fontana Carlotta alla Garbatella, vicino alla Scalinata degli Innamorati: si dice che bere tre sorsi alla fonte sia di buon auspicio per le coppie.
L’amore si lega alla vendetta nella leggenda medievale della cesta di Virgilio, ambientata nella Torre dei Frangipane, in via dei Portoghesi: il poeta era innamorato di una nobile romana, che non lo ricambiava. Per prendersi gioco di lui, la giovane finse di volerlo accogliere nelle sue stanze e gli propose di salirvi in una cesta. Il poeta accettò e vi si nascose completamente nudo, la donna lo lasciò sospeso a metà della torre, esponendolo allo scherno dei passanti. La torre rimanda anche ad un altro tipo d’amore: è, infatti, nota per la storia di una scimmia che, allevata in casa, in assenza dei proprietari, prese dalla culla il loro bambino portandolo in cima al palazzo. A nulla valsero i tentativi di richiamarla o raggiungerla. Nel frattempo, gli strepiti del piccolo avevano radunato una folla di persone, che cominciò a pregare. La scimmia tornò docilmente in casa con il bimbo incolume. In memoria del miracolo, sul palazzo fu eretta una statua della Madonna davanti alla quale, ancora oggi, viene tenuto acceso un lumino.
Per gli sposi è d’obbligo l’appuntamento all’Arco degli Argentari, antica porta romana accanto alla chiesa di San Giorgio al Velabro. Si tramanda che qui sia nascosto un tesoro, che scenderà come una pioggia d’oro al passaggio di una coppia fortunata. Oggi il monumento è protetto da una grata: non è più possibile, quindi, attraversarlo, tentando la sorte. La festa degli innamorati, istituita nel 1465 da Papa Paolo II, si celebrava nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Ogni 14 febbraio, qui si distribuiva la dote alle fanciulle povere, perché potessero coronare i loro sogni d’amore. La statua di Madama Lucrezia, in piazza San Marco, rappresenterebbe Lucrezia d’Alagno, favorita del re di Napoli Alfonso I che, da quando la conobbe non si separò più da lei. La donna voleva sposarlo e chiese al Pontefice l’annullamento del matrimonio reale per sterilità della regina. Il Papa non lo concesse. Quando Alfonso morì, Lucrezia si trasferì a Roma. Tra i luoghi «classici» non si possono non annoverare Villa Borghese, con Pincio e Galleria - tra le opere, «La Fornarina», ritratto che Raffaello fece dell’amata - giardino degli Aranci all’Aventino, Gianicolo e belvedere di Monte Mario, dove, dominando la città, gli innamorati possono sentirsi «tre metri sopra il cielo». Indirizzi più recenti sono Ponte Milvio, dove si trovano i lucchetti degli innamorati, e, da qualche tempo, il piccolo bar al centro di piazzale Flaminio, che all’interno ha una colonna coperta di post-it con dichiarazioni sentimentali lasciate dai più giovani.