Si è sgonfiato il 3D e i big tentano di rianimarlo

Da Spielberg a Scorsese, i grandi nomi in soccorso al nuovo cinema (ma non era bellissimo?). Con i loro film provano a ridare fiducia al pubblico dopo flop come &quot;Cronache di Narnia&quot; <br />

E diciamolo. Alzi la mano chi non si è un pochino stufato del 3D. Quel dover tenere a forza gli occhialini, a volte su quelli da vista, per un'ora e mezza-due, magari inutilmente visto Tron - Legacy quasi per metà bidimensionale. Per non parlare dei costi, perché quando arriva il 3D non si guarda più in faccia nessuno e si arriva a spendere 11 euro, per tutti e tutti i giorni. Sacrifici sopportabili se si fosse certi di assistere ogni volta allo stato dell'arte in materia. Ma non si può certo dire che il 3D posticcio di un film come Scontro tra titani di Louis Leterrier sia minimamente paragonabile ad Avatar di James Cameron, nonostante il protagonista Sam Worthington in comune.

E che il pubblico non fosse più disposto a sorbirsi qualunque cosa solo perché tridimensionale, hanno iniziato a capirlo anche le major americane, scottate dai risultanti non certo esaltanti di L’orso Yoghi, Le cronache di Narnia: il viaggio del veliero o I fantastici viaggi di Gulliver. E ora si corre ai ripari con una nuova ondata natalizia di film tridimensionali doc realizzati da grandi registi: Steven Spielberg con Le avventure di Tintin: il segreto dell'unicorno, Martin Scorsese con Hugo Cabret, Ang Lee con The Life of Pi, Wim Wenders con il doc su Pina Bausch e Werner Herzog con Cave of Forgotten Dream.

Toccherà a loro risollevare le sorti del 3D? Domanda retorica perché un innovatore come Spielberg ha giustamente deciso di puntare alla massima qualità utilizzando per Le Avventure di Tintin, dal celebre fumetto di Hergé, lo stesso approccio sul set di Avatar con cui peraltro condivide i teatri di posa neozelandesi. Così le prove degli attori, tra cui Jamie Bell (la rivelazione di Billy Elliot), sono state registrate, visualizzate e contestualizzate in tempo reale nelle scenografie 3D. «Ho adorato questa tecnica - ha detto il regista - e non mi sono mai sentito così pittore. Con questa tecnologia entri in un mondo virtuale che puoi totalmente controllare». Un po’ com’è capitato a un altro grande: «A ogni ripresa è come immaginare nuovamente il cinema. Questa tecnologia mi fa tornare in mente Picasso e Braque», ha detto Martin Scorsese impegnato nelle riprese di Hugo Cabret, tratto da un romanzo di Brian Selznick (Mondadori), sulla storia dell’orfano Hugo (Asa Butterfield) che vive una vita segreta tra le mura della stazione di Parigi.

Un altro famoso libro per ragazzi, Vita di Pi di Yann Martel (Piemme), è al centro della trasposizione che Ang Lee si appresta a girare in 3D sulla storia d’un ragazzo sopravvissuto a un naufragio in mezzo al mare e costretto a condividere la scialuppa con una iena, una zebra, un orango e una tigre (ma vedremo in un cameo anche un grande attore come Gérard Depardieu). Riusciranno gli effetti visivi a rendere ancora più profonda una storia tanto fantastica quanto realista? Che è poi quanto si è ripromesso di fare anche Werner Herzog nel suo documentario Cave of Forgotten Dream in cui, grazie alla tecnologia in 3D, fa rivivere le pitture rupestri e le grotte di Chauvet, nella Francia meridionale, risalenti a più di 30.000 anni fa: «Una volta vista la grotta con i tuoi occhi, ti rendi conto che non può che essere filmata in 3D per catturare le intenzioni di chi ha realizzato quelle pitture», ha rivelato il regista non nuovo a queste imprese documentaristiche. Un altro fenomeno della natura, umana, come la danzatrice Pina Bausch è al centro del progetto, dall’essenziale titolo Pina (in programma fuori concorso all'imminente festival di Berlino), che Wim Wenders è riuscito a portare a termine nonostante la morte dell'artista nel 2009 e in cui - ha spiegato il regista - «le due dimensioni non bastavano a rendere emotivamente o esteticamente l'opera di Pina Bausch.

Con lei mi è sembrato di capire i movimenti umani, i gesti e i sentimenti per la prima volta, da zero. Ed è questa magia che volevo trasporre sullo schermo».