"Siamo una famiglia equipaggio In mare da un anno e ci restiamo"

Hanno mollato il lavoro e venduto casa. Vivono in barca con due figli e due gatti: «Volevamo veder crescere i nostri piccoli»

Che sono felici glielo senti nella voce. Che la loro non è una fuga ma voglia di vivere, anche. Marina Leva, 30 anni, e Fabio Portesan, 38 anni, abitano in barca da un anno. Assieme ai due loro figli (Valerio di 10 anni e Leilani di 4) e a due gatti, Pacho e Vicky. Liberi. Per qualcuno sono mezzi matti. In realtà se parli con loro hai la sensazione che quella di mollare casa e lavoro sia la cosa più sensata e normale del mondo. Così hanno fatto. Hanno venduto l'appartamento che avevano a Novara e le azioni, hanno presentato la lettera di dimissioni e - con la liquidazione in tasca - si sono tuffati nella loro nuova vita. Quella di una famiglia-equipaggio che comincia le giornate con una colazione in rada e non più con la sveglia che annuncia la corsa contro il tempo scuola-asilo-lavoro-spesa-traffico-ritardi vari.

Tutto è più lento a bordo ma anche impegnativo. Lo spirito non è affatto quello della vacanza di quindici giorni ma assume il ritmo di una quotidianità nuova. Organizzata nel dettaglio. Quando sei in barca con due bambini poche cose possono essere lasciate al caso e bisogna valutare ogni imprevisto, soprattutto quando non si naviga in piena estate ma il mare e il tempo sono un po' più difficili. E così Marina ha imparato tante piccole cose, compresi dettagli a cui a Novara non faceva di certo caso, come a dosare l'acqua, a utilizzare la pentola a pressione per sprecarne di meno. Ora fa una spesa «ragionata» ogni volta che attracca in un porto per non far mai mancare nulla in cambusa ben consapevole che non può fiondarsi al primo supermercato se manca il latte. Fabio, quando non deve occuparsi della navigazione o delle mille faccende da sbrigare a bordo, accende il portatile e lavora come informatico. In fondo il suo lavoro lo può fare ovunque, anche improvvisando un ufficio in mezzo al mare.

LA ROTTA

I Portesan festeggiano il loro primo anno di viaggio: sono partiti da Porto Levante in Veneto ed ora sono arrivati piano piano fino a Cefalonia in Grecia, con 2.400 chilometri alle spalle. «Non abbiamo una meta precisa - spiegano - In Grecia ci siamo fermati più di un mese e stiamo valutando di svernare a Creta. Abbiamo calcolato che, con il budget che abbiamo a disposizione, possiamo vivere in barca ancora per un annetto. Le spese sono abbastanza contenute, cerchiamo di stare attenti e ci teniamo un fondo a parte per le emergenze, ad esempio se si rompe qualche pezzo della barca».

Ogni tanto Marina e Fabio ospitano qualche passeggero a bordo per una breve vacanza e così riescono ad ammortizzare le spese per la cambusa, come un'attività di Airbnb in acqua. Anzi, le richieste per salite a bordo di Gentilina cominciano ad essere numerose: i Portesan hanno un sito (www.valeila.com), raccontano le loro avventure sui social e Youtube e aggiornano ogni tappa delle loro rotta. Tanto che, quando arrivano in un porto nuovo, trovano sempre qualcuno ad aspettarli, magari solo per salutarli o smezzare una cena assieme. Insomma, hanno formato una loro piccola comunità e hanno scoperto che ci si può sentire a casa ovunque. «Questo è uno degli aspetti più belli di questa esperienza - racconta Marina - Stiamo conoscendo tanta gente e abbiamo un sacco di nuovi amici. Con loro la sera ci mettiamo attorno a una tavola e cominciamo a fantasticare sul nostro futuro. Nascono sempre tante idee e, chissà, salterà fuori anche l'occasione giusta per noi». La squadra di Gentilina ha anche scoperto che parecchie altre famiglie e coppie fanno il loro stesso tipo vita. E, va bene l'amore per il viaggio e le nuove conoscenze, ma a bordo è una festa quando, ogni tanto, arrivano i nonni e si fermano per qualche giorno.

I momenti difficili non sono mancati. Ma mai Fabio e Marina hanno pensato di aver sbagliato scelta. Nemmeno quando un catamarano in rada è andato addosso alla loro barca, nemmeno quando il mare e il cielo erano talmente grigi da non distinguere l'orizzonte. «Con due bambini, abbiamo imparato subito una cosa: rimanere nei nostri limiti, mai cercare di superarli. E così ci è capitato di tornare indietro quando abbiamo rischiato di trovarci in mezzo a una tempesta. Quando capiamo che la situazione meteo è proibitiva cambiamo rotta. Non dobbiamo battere nessun record». La sfida più grande è anche quella di convivere i spazi così ristretti: i bambini hanno una cabina a testa ma, per il resto, si vive tutti in pochi metri quadri. «Siamo partiti proprio con questa intenzione: goderci i nostri figli e non vederli la sera solo per un'ora prima di metterli a letto. In barca non ci sono vie di mezzo: i rapporti si rafforzano o si spaccano, anche nelle coppie. Noi funzioniamo, per altri invece questo tipo di vita può essere un limite».

STUDIARE A BORDO

La famiglia-equipaggio non ha una meta né un obbiettivo preciso. Sa solo una cosa: non tornerà più a vivere in Piemonte, nella nebbia e lontano dal mare. E probabilmente non si leverà mai più di dosso la salsedine e quella sensazione così chiara che la fa sentire a casa solo al mare. «Un giorno - racconta Marina - ci piacerebbe continuare a proporre itinerari in barca come una sorta di agenzia di viaggio. Non so, vedremo, siamo aperti a tutto».

Qualche settimana fa mamma Marina e suo figlio Valerio sono tornati a terra per qualche giorno. Lui ha sostenuto gli esami dell'ultimo anno delle elementari. Lei è come se lo avesse fatto: gli ha fatto da insegnante per tutto l'anno, aiutandolo a seguire il programma dell'home schooling, senza saltare mezza lezione. L'unica differenza è che, mentre i suoi compagni se ne stavano dietro ai banchi o davanti alle televisione prima di fare i compiti, lui ha imparato a pescare i polipi o ha insegnato alla sua sorellina Leilani a usare la pagaia. Poi, al richiamo di Marina, si è armato ogni santo giorno di quaderni e libri e ha studiato. Una storia così bella e poetica la sua che è anche finita sulle pagine di Topolino («con tanto di foto» sono orgogliosi in famiglia). «Abbiamo lavorato sodo - spiega Marina - poche ore al giorno ma molto intense. Però ammetto che l'home schooling in altri paesi, come la Francia, funziona molto meglio che da noi. I ragazzini francesi si collegano a un portale e seguono le lezioni su Internet. A noi di fatto sono stati solo consigliati dei libri».