Sichuan, fuga di massa dal lago che straripa

Soccorritori e gente comune fuggono insieme dalla contea di Beichuan. Molti portano sul volto le mascherine anti-inquinamento per non respirare l'aria densa di polvere dei detriti. Si dirigono verso le colline per sfuggire all'acqua del lago che sta avanzando verso di loro. Il lago che si era formato nei pressi della città di Qingchuan, nel Sichuan colpito dal terremoto, è straripato, costringendo più di duemila persone a lasciare il piccolo centro della Cina sud-occidentale.
Il pericolo di un'esondazione era già stato rilevato dagli esperti nei giorni scorsi. «È sufficiente che il livello dell’acqua aumenti di due o tre metri - avvertivano i geologi - perchè il lago straripi». E così è stato. Lo straripamento del lago di Qingchuan è l'ultimo di una serie di tragedie che il terremoto di lunedì scorso ha provocato nella Cina sud-occidentale. Migliaia di studenti delle scuole sono morti sotto le macerie degli edifici scolastici da cui non hanno fatto in tempo ad uscire; interi villaggi esistono ora solo sulle cartine geografiche; le “case di tofu” (come sono state ribattezzate per la friabilità dei materiali con sui sono state costruite) degli abitanti del Sichuan sono state rase al suolo dalla violenza del terremoto e dalle scosse di assestamento che si sono ripetute nei giorni successivi, fino a raggiungere ieri una magnitudo di 6,1 gradi della scala Richter. Le squadre di salvataggio continuano, intanto, le operazioni, anche se con il passare delle ore si fa sempre più tenue la speranza di trovare persone vive sotto le macerie. Ieri, i soccorritori hanno estratto un turista tedesco dopo 114 ore, nella contea di Wenchuan, vicino all'epicentro del terremoto. Intanto, è scattata la solidarietà: sono molti i cinesi che in ogni parte del Paese sono andati a donare il sangue per aiutare i sopravvissuti. Molte anche le donazioni in denaro. Altri hanno deciso di recarsi con ogni mezzo a disposizione nei luoghi devastati dalla furia del sisma per dare il loro contributo. Moltissime anche le coppie che hanno fatto domanda di adozione degli orfani del Sichuan.
Continua a salire il numero delle vittime: sono quasi ventinovemila i morti accertati. Negli ospedali, i feriti sono tredicimila. Resta difficile stabilire il numero delle persone ancora sepolte dalle macerie: il loro numero potrebbe aggirarsi intorno a quattordicimila. Il primo ministro cinese Wen Jiabao ha definito il terremoto del Sichuan «la più terribile disgrazia dal 1949».