Sicurezza, meno vigili alle fermate metro

Stesso problema nell’autunno scorso: niente fondi e vigilanza ridotta

Claudia Passa

Un tempismo involontario ma quasi perfetto. Tre settimane prima che gli 007 britannici sventassero il nuovo 11 settembre nei cieli londinesi, a Roma dieci gruppi di Polizia municipale si sono visti recapitare un fax dal comando generale del Corpo. Oggetto: le «prestazioni di lavoro straordinario connesse con l’ordinanza 618/2005» del prefetto Achille Serra. Ovvero, la vigilanza sul rispetto delle disposizioni prefettizie che all’indomani delle bombe di Londra dell’estate scorsa avevano interdetto alla presenza di bancarelle ambulanti le aree a ridosso dalle uscite del metrò.
L’ordine, datato 14 luglio, è perentorio e dall’esecutività immediata: «Si comunica che a decorrere dal 15 luglio 2006 - si legge nel fax - i servizi relativi all’oggetto dovranno essere predisposti riducendo le unità impiegate in turno straordinario del 50 per cento rispetto al personale impiegato nel mese di giugno». Ergo, a presidiare le uscite della metropolitana sono stati disposti la metà degli agenti in straordinario schierati fino al mese prima. Nello stesso documento il comando del Corpo, per l’«assegnazione fondi per il periodo 01/07-31/07», specifica che «per motivi di ordine contabile si esprime riserva di comunicare non appena possibile tempi e modalità relativi all’effettiva liquidazione delle competenze in oggetto». Ma per quanto riguarda l’ordine «operativo», ovvero la riduzione dei controlli lungo la linea «underground», risulta che sarebbe ancora effettivo e in vigore.
La disposizione del comando è passata sotto silenzio fra le more della calura estiva. Se non fosse che nel frattempo, dopo il maxi-blitz di Londra, la Prefettura ha fatto sapere che a Roma «non c’è nessun allarme», ma che comunque gli obiettivi a rischio sarebbero stati oggetto di una «sensibilizzazione maggiore» e di una «vigilanza più che accurata». Neanche un mese prima, però, il comando generale dei vigili urbani aveva ordinato a dieci gruppi (quelli maggiormente interessati dal passaggio delle linee metropolitane) di ridurre della metà le prestazioni degli agenti in straordinario schierati in corrispondenza delle fermate.
La disposizione dei vertici della municipale sarebbe dovuta alla mancanza di fondi straordinari. E non è la prima volta che a far le spese della penuria sia la vigilanza nei pressi del metrò. Era già accaduto lo scorso autunno, e anche in quell’occasione furono gli organi di stampa a denunciare la riduzione dei controlli disposta da Aldo Zanetti, all’epoca comandante dei «pizzardoni», per carenza di fondi. L’allora assessore alla Sicurezza Liliana Ferraro si prese la briga di smentire («nessuna riduzione del servizio di vigilanza nelle metropolitana»), ma nelle stesse ore Zanetti ordinava via fax che fossero «immediatamente ripristinate» le prestazioni di lavoro straordinario «connesse con la sorveglianza alle stazioni della metropolitana». Evidentemente la vigilanza era stata ridotta, salvo poi correre ai ripari - con relativo stanziamento di fondi da parte del Campidoglio - a bubbone ormai scoppiato.
All’epoca la situazione fu sanata in calcio d’angolo, anche perché al Comune qualcuno avrebbe potuto chieder conto della scala di priorità adottata, a fronte dei fondi spesi per la Notte Bianca (15mila ore di straordinari), per i concerti (1450 ore solo per Simon&Garfunkel) e per il primo maggio (4mila ore l’anno scorso). Nonostante questo, l’assessorato ritenne di puntare il dito contro i presunti «inaccettabili tagli» del governo Berlusconi. Ora che a Palazzo Chigi siede Romano Prodi la musica non è cambiata: ancora una volta l’amministrazione piange miseria e il suo «braccio operativo» - la polizia municipale - alleggerisce i controlli nel metrò. Questa volta il Comune di Roma con chi se la prenderà?