Il signore del microchip chiede dollari al sindaco

Proprietario dei Blazers, prevede di perdere 100 milioni in tre anni. «Potrei portare via la squadra»

Roberto Gotta

New Orleans è ancora fradicia, Portland sta male e anche Seattle non si sente molto bene. Se le conseguenze dell'uragano Katrina che ha costretto gli Hornets ad emigrare con grande successo ad Oklahoma City erano imprevedibili, quello che sta succedendo nella Nba nelle altre due località ha origini un po' più concrete: i dollari (mancanti). La settimana scorsa Paul Allen, socio fondatore della Microsoft, accreditato della barca più grande del mondo (con tanto di sommergibilino a rimorchio) e di un patrimonio personale che lo rende il settimo uomo più ricco del mondo, ha annunciato che la squadra di cui è proprietario, i Portland Trail Blazers, perderanno 100 milioni di dollari nel prossimo triennio, se qualcosa non cambierà. E ha chiesto aiuto al sindaco, che per ora ha mostrato il volto di gesso.
Chi ha fatto i conti si è accorto che negli ultimi dieci anni Allen ha perso 25 miliardi di dollari in investimenti sbagliati, e dunque anche l'esito attuale della sua avventura da proprietario dei Blazers, nei quali dal 1988 ad oggi ha immesso 600 milioni di dollari, non dovrebbe sorprendere. Al Rose Garden, che tiene 20.000 spettatori, la media presenze è calata fino alle 14.496 unità di quest'anno, penultimo posto in classifica davanti alla sola Atlanta.
L’accordo dei Blazers per l'utilizzo del Garden prevede che al club non vada un solo dollaro dei notevoli proventi dei parcheggi, stand gastronomici, palchi privati e posti Vip a bordo campo e nell'anello inferiore. «L'affitto peggiore di tutta la Nba», ha detto Lance Conn, presidente della Vulcan Capital Management, che gestisce gli investimenti di Allen. Il problema è che tale contratto fu stipulato dai Blazers con... se stessi: il Garden venne infatti costruito nel 1995 dalla Oregon Arena Corporation, creata da Allen come entità separata dai Blazers, con un contributo diretto di Allen ed un prestito di 155 milioni di dollari da alcuni investitori più 34.5 da parte della città di Portland. Dopo qualche tempo la Oac non è più riuscita a pagare il mutuo ed ha trasferito la proprietà al gruppo di investitori, che si intascano gli introiti di cui sopra. I Blazers sono rimasti così senza la possibilità di abbinare sponsorizzazioni locali della squadra all'uso dell'arena per occasioni non sportive.
Ma ecco ora l’allarme, secondo uno schema già sperimentato: «Non ci aiutate? Allora trasferiamo la squadra altrove». Nel 1984 il padrone dei Baltimore Colts della Nfl fuggì letteralmente nella notte verso la nuova sede di Indianapolis alla guida di una carovana di Tir dei traslochi, mentre proprio poco più a nord di Portland, a Seattle, la scena di questi giorni è significativa: Howard Schultz, diffusore del mondo del verbo delle caffetterie Starbucks e padrone dei Sonics, ha chiesto aiuto alla città per non trasferire la squadra altrove, visto che la KeyArena è ora fonte di perdita per l'esiguo numero di palchi, di spazi per stand e iniziative aspira-denari.
A Portland l’opposizione agli aiuti pubblici è notevole e la domanda è granitica: «Perché mai dovremmo sottrarre fondi a scuole ed ospedali per aiutare il settimo uomo più ricco del mondo?». Allen potrebbe dichiarare bancarotta. Allen è di Seattle, e proprietario pure dei Seahawks della Nfl. Niente esclude allora che sia uscito allo scoperto ora per avere una scusa per cedere i Blazers e magari acquistare i Sonics.