Silvio Garattini: «Per i farmaci intelligenti servono tempo e denaro»

Si parla molto di farmaci «intelligenti» come di prodotti farmaceutici capaci di arrivare al bersaglio. Purtroppo le cose non sono così semplici e la qualifica di intelligente per un farmaco è, ancora oggi, una forma di propaganda, più che una realtà terapeutica. I farmaci, va ricordato, sono strutture chimiche che hanno molte possibilità di agganciarsi alle molecole, soprattutto a quelle proteiche presenti nel nostro organismo. Per questo è difficile, data l'enorme varietà di strutture chimiche del nostro organismo, essere sicuri che i nuovi farmaci siano così selettivi.
Il risultato è che le dosi impiegate hanno un diverso esito. Se queste sono infinitesimali è impossibile che vi siano effetti. Man mano, però, che le dosi aumentano, si avranno gli effetti desiderati. Ma contemporaneamente il farmaco si legherà ad altri «bersagli», non sempre utili all'effetto terapeutico. Più recentemente, si è cercato di ovviare a questi problemi, utilizzando sostanze naturali, ritenendo che se sono già presenti in altri organismi o addirittura nell'organismo umano, non possono che far bene. Purtroppo non è così. Perché nell'organismo vivente queste sostanze sono utilizzate solo in tempi ben definiti e a concentrazioni appropriate. Quando le somministriamo come farmaci, dobbiamo utilizzare dosi più elevate, incappando nel problema dell'incontro con più «bersagli».
Un altro modo per migliorare la funzione dei farmaci «intelligenti» è quello di far ricorso agli anticorpi monoclinali. Si tratta di proteine capaci di estrema selettività e, quindi, in grado di legarsi solo a una determinata parte di un'altra proteina. Questi prodotti sono entrati in commercio, soprattutto, come farmaci antitumorali. E anche qui, i risultati non sono ancora soddisfacenti perché, a causa della grande varietà di proteine presenti nel nostro organismo, è quasi impossibile che, un anticorpo monoclinale non si leghi anche ad altre strutture proteiche, oltre a quella desiderata. Oggi, molta attenzione è dedicata alle nanotecnologie, nella speranza di ottenere prodotti che possano essere indirizzati solo in un particolare organo - ad esempio nel cervello - acquisendo, in questo modo, una maggiore selettività. Le nanotecnologie sono tuttavia, al momento, solo una speranza. I farmaci «intelligenti», concludendo, sono ancora da scoprire. Solo la ricerca potrà fornire una risposta. Ma servono tempo e denaro.
*Direttore dell'Istituto di ricerche

farmacologiche «Mario Negri»