Simon-François Berneux

Nacque nel 1814 in una modesta famiglia di Château-du-Loir, in Francia. Con l'aiuto del parroco potè studiare nel seminario di Le Mans ma dovette rinunciare dopo poco per motivi di salute. Trovò impiego come precettore presso una facoltosa famiglia e ci restò due anni. Poi, rimessosi in salute, riprese gli studi e nel 1837 fu ordinato sacerdote. Insegnò filosofia nel seminario prima di passare alle Missioni Estere di Parigi. Dopo un anno di preparazione, nel 1840 partì per l'Estremo Oriente. Fece tappa a Manila, nelle Filippine, poi proseguì per il Tonchino e arrivò a Yen-Moi. Ma vi infuriava la persecuzione e dopo qualche mese fu catturato. Fece un anno di carcere, dove venne torturato. Condannato a morte, fu liberato per intervento di un capitano di nave francese che aveva promesso di riportarlo in patria. Il Berneux si fece sbarcare a Macao, da dove raggiunse la Manciuria. Ci rimase dieci anni. Nel 1854 il b. Pio IX lo fece vescovo di Capso e vicario apostolico della Corea. Nel 1856 il Berneux raggiunse Seul e cominciò la sua attività clandestinamente. Poi, allargatesi alquanto le maglie governative, potè aprire qualche scuola, un seminario e una tipografia per stampare libri religiosi. La cosa andò avanti fino al 1866, anno in cui si scatenò una persecuzione mai vista prima. Tutti i missionari stranieri vennero arrestati, il Berneux per primo. Quest'ultimo venne torturato per giorni prima di essere condannato a morte. Questa volta non c'era nessuno a salvarlo. Lui e gli altri missionari furono portati a Sai-Nam-Tho e decapitati sulle rive del fiume Han-gang.