La sindrome di Piazzale Loreto

Francesco Cossiga *

Una delle grandi utilità che dona la permanenza in un ospedale, oltre a quella fondamentale di ridimensionare assai la «presunzione individualista» della vita, e cioè di ritenere che la vita ci appartiene, è quella che garantisce uno spazio di libertà, da dedicare anche a letture che altrimenti non si sarebbero fatte. Così, oltre a una magnifica opera di Padre Torrell Op su San Tomaso d'Aquino, ho letto con curiosità ed attenzione i due articoli contrapposti apparsi su Il Corriere della Sera, a firma del grande notista politico e scrittore Giorgio Bocca e del noto filosofo marxista o marxiano (non sono colto abbastanza per cogliere la differenza), Massimo Cacciari. Quest’ultimo critica Giorgio Bocca per avere evocato «Piazzale Loreto» nei confronti di un Silvio Berlusconi sconfitto. E sbaglia, salvo che non lo consideri elettoralmente inopportuno! Perché evocare e poi ancora passare a «Piazzale Loreto», e intraprendere una dura politica di «deberluscanizzazione» del Paese, Stato e società, è quello che moltissimi elettori dell’Unione chiedono che si dica e che poi, in caso di vittoria, si faccia. Certo, Giorgio Bocca e soprattutto il filosofo e «margheritino-rutelliano» Massimo Cacciari, non leggono e non stanno ad ascoltare le cose che un «vecchio» senza autorità morale e politica come me, democratico cristiano «non pentito», scrive o dice: e dove starebbe altrimenti la «superiorità azionista» di un Giorgio Bocca e la «superiorità comunista dei migliori» di un Massimo Cacciari? Ho sempre detto e scritto dell’imperfezione assoluta di questo «bipolarismo», perché il «bipolarismo vero» si basa sulla legittimazione dell’avversario e non sulla sua «demonizzazione». La dura espressione usata dall’amico, personale e non politico, Romano Prodi nei confronti del signorile Giulio Tremonti, non è la battuta irata di un sano e onesto popolano emiliano qual è Romano Prodi, ma è l’espressione di un «sentire profondo» dei militanti dell’Unione, non di tutti i Ds, certo, ma di quelli di Rifondazione comunista e del Partito dei comunisti italiani, degli ex-socialisti craxiani della Rosa nel Pugno e di moltissimi ex-democristiani, vogliosi di dimenticare e di far dimenticare gli uni di essere stati socialisti con il «brigante» Bettino Craxi, e gli altri, con il «tangentario» Forlani ed il «mafioso» e «assassino» Andreotti («Come sarebbe stato tutto più facile per noi, ex-democristani pentiti, se lo avessero condannato...»).
Se vincerà l’Unione, la «politica della persecuzione» sarà inevitabile, ed inevitabile sarà la «politica delle dieci, cento, mille, diecimila, centomila - e oltre ancora -, Piazzale Loreto!», in senso metaforico, ben s’intende. È veramente infantile o ipocrita pensare che dopo tutto quello che è stato detto di Silvio Berlusconi e dei «berlusconiani», non gli venga frantumata l’azienda ed attaccato e disperso duramente il patrimonio, e non si cerchi di mandarlo in galera. È veramente infantile o ipocrita pensare che dopo tutto quello che è stato detto dei «berlusconiani», non si abbia una vasta e profonda epurazione, anche in forma di persecuzione. Grande è il timore che il «Paperon dei Paperoni» italico possa vincere al prossimo giro per non distruggere lui ed i suoi. Sarà certo fatta salva l’Udc: ma se lo è meritato! È quello che gran parte degli elettori dell’Unione vogliono e pretenderanno: e così a seguire, dall'alto al basso, «pietà sarà morta»!
Massimo Cacciari non capisce queste cose, perché a differenza di Giorgio Bocca, non ha fatto il partigiano «azionista», non è stato uno di quelli che ha sentito la Resistenza, con eguale passione ed intensità, come «guerra patriottica» e come «guerra civile», non solo fino al 25 aprile 1945, ma oltre, fino ad oggi. Ho difeso apertamente la coerenza di quel partigiano comunista che al recente congresso dell’Associazione nazionale Partigiani d’Italia ha difeso con orgoglio le «foibe» ed i compagni comunisti jugoslavi, tra gli applausi onesti, coerenti e sinceri dei vecchi partigiani. Certo, lo snobismo «azionista» di antifascisti «a-resistenzialisti» quali Bobbio e Calamandrei, hanno condannato l’uccisione da parte dei «gappisti» di Firenze, del filosofo fascista Giovanni Gentile, ma perché era un grande e colto intellettuale come loro, «uno di loro», insomma. Ma non è questo lo spirito del «resistenzialismo di sinistra». E così tra voglia di «lavacro», spirito di rivalsa, conseguenza inevitabile della reciproca «demonizzazione», spirito da «la Resistenza continua!», quale consolidamento della «vittoria del Vero, del Giusto, del Buono - e perché no!- contro la Menzogna, l’Ingiusto, il Male ed ...il Bello», la «vendetta dei giusti», che è poi la «giustizia dei giusti che hanno vinto», l’epurazione e la persecuzione, saranno inevitabili.
Il dottor Massimo Cacciari non si occupi soltanto dei «massimi sistemi», ma sia più attento alla storia ed alla politica concrete, e comprenda come sul piano del reale, l’«antiberlusconiano» Bocca ha più ragione dell’«antiberlusconiano» sindaco «usurpatore» di Venezia, ma pur sempre allievo dell’amico, mio e di Silvio Berlusconi, il generoso e coraggioso, apostolo della sanità e dell’insegnamento superiore, Don Verzè, il primo perseguitato, e dall’ex-democristiana «pentita» Rosy Bindi!
Arrivederci a... Piazzale Loreto! Cordialmente
* presidente emerito della Repubblica