La sinistra classista usa i Bot per tartassare il ceto medio

Giulio Tremonti non rassomiglia in nulla a Gandhi. Ce lo vedete l’ex ministro dell’Economia andare in giro con la famosa capretta? Ma la sua idea di protestare contro la politica fiscale del governo Prodi usando i metodi di lotta non violenta e del tutto legale del Mahatma non è affatto peregrina.
Perché il progetto di realizzare una «marcia dei Bot» ha la stessa possibilità di successo della storica «marcia del sale» che il leader pacifista iniziò il 12 marzo del 1930. Gandhi, per protestare contro la tassa sul sale introdotta dall’amministrazione inglese e che colpiva la stragrande maggioranza della popolazione, si mise in cammino verso il mare e le saline del proprio Paese accompagnato da appena una dozzina di seguaci. In poco tempo il misero drappello iniziale diventò una fiumana impetuosa che travolse qualsiasi resistenza delle autorità. Anche quella esercitata con l’uso della forza. L’ex avvocato si era fatto interprete della volontà e dei sentimenti non di una parte ridotta ma della stragrande maggioranza del popolo indiano.
Ora, esiste la possibilità che una eventuale «marcia dei Bot» possa produrre lo stesso risultato della «marcia del sale»? La risposta, a dispetto di quanto possono pensare gli esponenti dell’ultra sinistra che fanno parte del governo di Romano Prodi, è sicuramente sì. Per la semplice ragione che la minaccia di alzare l’attuale aliquota del 12,5% della tassa sulle rendite finanziarie non colpisce una fetta ridotta e limitata della società italiana. Cioè i mitici «ricchi» di cui parla il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero rispolverando lo schematismo della vecchia lotta di classe. Riguarda piuttosto una parte molto più estesa della popolazione. Quel ceto medio che è maggioritario in qualsiasi società democratica occidentale.
L’attuale tassazione delle rendite finanziarie del nostro Paese non nasce, infatti, dalla volontà classista di privilegiare i ricchi, ma dalla necessità storica di favorire quella parte del ceto medio per cui i Bot rappresentano il solo modo di investire i propri risparmi. In passato, nella società contadina e pre-industriale, la bassa tassazione delle rendite finanziarie poteva essere considerata un regalo a quella fascia esigua di popolazione ricca che poteva permettersi di investire in azioni. Ma nella società del benessere, quella in cui viviamo ormai da quasi mezzo secolo, alle ristrette fasce alte (peraltro anch’esse estese) che hanno le competenze e gli strumenti per investire nella Borsa, si affianca la stragrande maggioranza dell’immensa fascia del ceto medio che, temendo le insidie del mercato azionario, si fida dello Stato e investe i propri risparmi nei suoi titoli.
Il «popolo dei Bot», in altri termini, è formato in gran parte da impiegati, operai e pensionati che investono il loro gruzzoletto in titoli di Stato per non finire nel mattatoio a cui è regolarmente destinato il cosiddetto «parco buoi».
La sinistra al governo vuole dunque colpire non i ricchi ma i più deboli. A causa del proprio ritardo culturale e del proprio inguaribile pregiudizio ideologico. E in questo modo sta creando le condizioni affinché una eventuale «marcia dei Bot» abbia lo stesso successo della «marcia del sale». Anche senza la capretta.