Ma per la sinistra la gravidanza è una «malattia»

Carlo Casini*

Mentre sta per concludersi l’indagine conoscitiva della commissione Affari sociali della Camera sulla applicazione della legge 194, paradossalmente l’utilità di tale indagine già emerge con grande chiarezza dalla relazione presentata e letta in quella sede «a nome delle Regioni» dall’assessore della Regione Toscana, Rossi. Egli ha giustamente sostenuto che «al primo punto occorre chiarire cosa intendiamo per prevenzione». Ma è proprio il concetto sbagliato di prevenzione che ha determinato la brutta applicazione della legge. L’evidenza è che prevenire l’aborto significa fare tutto il possibile per evitarlo. È ovvio che se non c’è concepimento non può esserci interruzione di gravidanza. Ma se una gravidanza è in corso, cosa fai? È giusto o non è giusto fare tutto il possibile per evitare l’aborto? Nonostante la più grande «fissazione contraccettiva», le gravidanze inizialmente non volute restano, come dimostra l’alta abortività in Paesi come la Francia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti, dove la contraccezione è certamente più diffusa che in Italia. Eppoi ci sono anche le difficoltà impreviste di una gravidanza pur all’inizio voluta e magari cercata, e i cambiamenti di desiderio nel tempo... Ma Rossi pensa che «l’aborto è la soluzione che viene data al fenomeno, la gravidanza non desiderata». E insiste: «Prevenire una malattia con la vaccinazione significa evitare che la malattia si manifesti». Dunque secondo Rossi la gravidanza è una malattia che si può prevenire solo con la «contraccezione – vaccinazione». E se la «malattia» si verifica? Non resta che distruggerla, magari con un intervento chirurgico. E allora cosa hanno fatto i Centri di Aiuto alla Vita che hanno salvato 70.000 bambini? Hanno fatto giungere la «malattia» fino alle sue estreme conseguenze? L’assessore ha evitato di dare una risposta demonizzando una parola: «dissuasione». Una parola – scrive – che «nella legge non si trova». Bene: rileggiamo la legge: art. 2: «I consultori assistono la donna in gravidanza contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurla all’interruzione della gravidanza»; art. 5: «Il consultorio ha il compito di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto». È dissuasione? Io non ho paura delle parole: se dissuado qualcuno dal suicidarsi o dal commettere una rapina, oppure dallo spacciare o consumare droga riceverei una unanime lode e collaborazione. Ma evitiamo pure quella parola. È indubbio che per legge il compito dei consultori è quello di fare tutto il possibile perché la gravidanza possa proseguire. È la loro funzione specifica, perché la contraccezione può essere oggetto di iniziative da parte di altri soggetti, mentre lo specifico compito dei consultori, in un sistema in cui l’ultima parola è affidata alla donna e di fronte alla singolare, irripetibile condizione della gravidanza, è quello di tutelare insieme la maternità e la vita.
È stato fatto? In linea generale no, salvo lodevoli eccezioni. Ecco perché i consultori devono essere profondamente ripensati anche attraverso una riforma legislativa. Ciò che ne ha inquinato l’azione è la ingiusta e illegittima riduzione della prevenzione alla contraccezione. Ciò di fatto ha indebitamente oscurato la loro grande, straordinaria, esaltante funzione di porsi come strutture essenziali di difesa del diritto alla vita del figlio e di restituzione alla donna della libertà di non abortire. Se non si vuole parlare di «dissuasione», parliamo allora di visibile, efficace, intensa solidarietà affinché sia scelta la vita del figlio anche quando all’inizio del contatto tra la solitudine di una madre e la società vi era una prospettiva di aborto.
È tristissimo che proprio la sinistra si ostini a non capire. Eppure proprio essa dichiara di avere nel suo genoma la solidarietà nei confronti del più debole: chi è più debole ed indifeso del figlio a rischio di morte, chi più sola della madre che vede come unica prospettiva il «dramma» dell’aborto?
* presidente del Movimento per la vita