Sinistra oscurantista sulla droga

Maurizio Gasparri*

Anni di insulti da parte del centrosinistra che anche in tema di lotta alla droga ha attuato una vera campagna di disinformazione. La conferenza nazionale sulle tossicodipendenze, indetta dal governo in questi giorni a Palermo, sarà un’occasione per smontare le tesi oscurantiste della sinistra, riprendere una discussione seria sul tema delle sostanze stupefacenti e riportare l’interesse sul disegno di legge sulle tossicodipendenze presentato dal centrodestra e verso il quale la minoranza di governo ha attuato un folle ostruzionismo.
Si è detto che la proposta di legge voglia criminalizzare i tossicodipendenti. È vero esattamente il contrario.
L’ampio testo legislativo, sintetizzato in una proposta stralcio di 20 articoli, persegue tre obiettivi principali. Definire con precisione, attraverso nuove tabelle, il limite del possesso personale di droga, per far sì che chi è al di sotto di un certo tetto vada incontro a semplici sanzioni amministrative mentre chi supera una certa quantità di principio attivo sia considerato uno spacciatore da punire con maggiore severità. Si introducono norme che facilitano sanzioni alternative al carcere, elevando da 4 a 6 anni il tetto di pena che consente di scegliere la Comunità invece che la detenzione, mentre si introducono nuove sanzioni, come i lavori di pubblica utilità, che possono essere svolti senza rimanere dietro le sbarre. Si valorizza inoltre il ruolo del volontariato e del privato sociale, dando più spazio alle comunità laiche e cattoliche e affidando ad esse compiti più importanti.
Le strutture pubbliche hanno trattato con troppa mentalità burocratica il problema della droga. Il volontariato ha bisogno di più sostegno e di più considerazione. Ciò anche in base a quel principio di sussidiarietà che non deve far scomparire lo Stato, ma che deve affidare agli ambiti pubblici i controlli che possano certificare la qualità del lavoro del volontariato, che spesso agisce con risultati migliori e sempre con motivazioni maggiori rispetto alle strutture pubbliche. Va rispettato e qualificato il lavoro delle Comunità che, in questi anni, hanno saputo ridare la speranza e la voglia di vivere a tanti ragazzi. Questo perché la Comunità, e riprendo una bella definizione di Don Gelmini, «non è un centro antidroga, ma una scuola di vita, una proposta di vita, intesa in senso lato. Essa non investe un solo aspetto della persona, ma tutto l’uomo, nello sforzo di riequilibrarlo e consentirgli un cammino per ritrovare se stesso. La Comunità non è un luogo di parcheggio, lontano dal luogo di origine e dal luogo in cui uno è stato disastrato, ma una palestra in cui con metodo, allenamento al sacrificio, disponibilità al confronto, ci si prepara ad affrontare i problemi che ogni giorno ci sono e che ci saranno per tutta la vita».
Nessuna carcerazione di massa. Certo, maggiore severità nei confronti dello spaccio, ma più tolleranza per chi è un semplice consumatore e va recuperato alle ragioni della vita e della responsabilità. Nessuna resa. Nessun falso pietismo. Nessuna apertura a forme striscianti o palesi di legalizzazione che invitassero al suicidio della nostra società.
Abbiamo confutato per tanti anni le tesi della legalizzazione, convinti che uno Stato non può rendere lecito ciò che porta alla distruzione di corpi e di menti. Siamo convinti degli errori di impostazione delle tesi anti-proibizioniste. Basterebbe domandarsi: se ci si può liberamente drogare, chi deciderebbe quali droghe dovrebbero circolare? Dove potrebbero essere acquistate? E chi si avvicina per la prima volta lo farebbe attingendo alla droga di Stato o comunque alimentando il commercio clandestino di sostanze stupefacenti? La legalizzazione sarebbe una scelta assurda, mentre invece le attività di recupero e di prevenzione, una maggiore attenzione sui pericoli legati alla droga devono prevalere. Di fronte a questa posizione assunta chiaramente dal centrodestra, la sinistra ha saputo solo sbraitare inneggiando alla violazione del diritto di libertà del singolo. Ma la libertà, ed in questo un grande insegnamento ce lo ha dato Vincenzo Muccioli, è un bene che bisogna saper gestire e che va tutelato senza permissivismo. «È inutile inneggiare alla libertà dell’uomo e abbandonarlo a se stesso nascondendosi dietro a quel permissivismo che vuole a tutti i costi riconoscere la libertà anche quando l’uomo, non sapendola gestire, chiede aiuto per imparare a farlo. Cosa rimane - diceva Muccioli - della libertà quando l'uomo, non sapendo usarla per costruirsi, si demolisce fisicamente e psicologicamente, moralmente e socialmente, giorno dopo giorno senza la possibilità di gestire i pericoli, i delitti e il degrado cui la droga conduce? Non è piuttosto libertà quella di chiedere aiuto per essere affiancato nella propria lotta verso l'autonomia?».
Per questa ragione ci auguriamo che questo scorcio finale di legislatura consenta l'approvazione di questa nuova normativa, che rappresenterebbe una svolta intelligente ed equilibrata verso le ragioni del recupero, coniugate a quelle della severità nei confronti dei mercanti di morte. C’è l’esigenza di dare con coraggio e generosità un segnale alle Comunità e al volontariato che agiscono con scarsi mezzi, con la disattenzione di troppe Regioni e l’indifferenza di troppi settori delle pubbliche amministrazioni.
* componente dell'Esecutivo di Alleanza nazionale