Sms delatori contro i teppisti seduti accanto

Nel variegato mondo della cultura da stadio del nostro Paese, che spazia dal bonario al cospiratorio, uno spettatore che segnalasse alle autorità il comportamento incivile dei vicini sarebbe immediatamente definito "infame". Anzi, riceverebbe prima una minaccia che non un aggettivo, per quanto sostantivato. Negli Stati Uniti, dove si rendono conto delle tante fortune che hanno ma non di quella di non avere un tifo organizzato, non serve alcuna parola: perché da loro, così come in molti stadi inglesi, ormai da qualche anno la denuncia può anche essere anonima. Basta seguire le istruzioni del tabellone luminoso dello stadio: periodicamente viene indicato un numero cui inviare un sms con l'indicazione del posto a sedere (settore, fila, seggiolino) del reprobo, al quale arrivano quanto prima visite a lui sgradite. Si tratta in genere di comportamenti risibili, per le nostre abitudini, che non violano chissà quale legge morale ma rovinano la partita al vicino di posto. Il quale, ed ecco il vantaggio dell'assenza di tifo organizzato e di omertà, potrebbe non avere alcuna voglia di sentirsi costantemente sgomitare o urlare oscenità a mezzo metro di distanza. Il servizio sms è in vigore ormai da un paio di stagioni, e viene fornito ai club, al costo di circa 10.000 dollari, da aziende specializzate. La stragrande maggioranza di grane proviene comunque da chi spesso ha esagerato nelle bevute nel corso del tailgating, la tradizione americana di cucinarsi il pranzo nel parcheggio montando con sedie, frigoriferi e barbecue una sorta di rosticceria (impressionante lo scenario al Miller Park di Milwaukee, dove per ognuna delle 81 partite casalinghe sembra di essere ad una sagra, e alla University of Nebraska, dove riescono a determinare da quali aree del parcheggio provengano i gruppi più ruvidi, dato che di solito si ferma l'auto nella zona più vicina al proprio cancello di ingresso al campo). È tutta roba di cui non si parla mai perché pressoché ininfluente, ma ad esempio a Georgia (ancora college) nel 2009 vennero cacciate dallo stadio, mediamente, 300 persone a gara, e a Philadelphia è così radicata l'abitudine di cattiva accoglienza verso le squadre avversarie che il coach dei New Orleans Saints, Sean Payton, fece un figurone con i suoi giocatori, lo scorso anno, predicendo il numero esatto di uova che un gruppo di mangiatori da parcheggio avrebbe tirato al pullman della squadra.
Robette non premeditate ma prevedibili: è notizia recente che un tizio, andato ad una partita di baseball a Cleveland con indosso la maglia numero 6 dei Miami Heat, cioé quella di LeBron James, che ha appena abbandonato la città dell'Ohio al proprio destino sportivo, è stato invitato dagli steward e poi dalla polizia ad uscire, e qualche ceffone l'ha rischiato. Ma dire che se l'era andato a cercare non sarebbe stato del tutto fuori luogo.