Snoopy, una semplicità da guinness dei primati

Un libro celebra la fortunata striscia di Schulz che ha battuto tutti i record e da anni appartiene al nostro vivere comune. Per la prima volta i Peanuts diventano oggetto di uno studio come davvero merita il fenomeno artistico che rappresentano

I numeri fanno impressione. Le loro avventure sono apparse su oltre duemila quotidiani, hanno raggiunto 355 milioni di lettori, 1400 titoli in 26 lingue, sono pubblicate in 2200 giornali in 75 Paesi diversi. È un impero che, ancora oggi fattura la bellezza di un miliardo di dollari all'anno e nel solo Giappone, nel 1997, le vendite hanno raggiunto i 550 milioni di dollari. E con queste credenziali i Peanuts sono entrati nel guinness dei primati. Perché Snoopy, Lucy, Charlie Brown, Linus, Woodstock, Peppermint Patty (solo per citare i più noti) per cinquant'anni hanno fatto compagnia a grandi e piccini e da sessant'anni sono considerati il fumetto più popolare di tutti i tempi. Al punto che il modulo di Apollo 10 - quello che nel 1969 conquistò la luna e sbarcò sul mare della tranquillità - si chiamava proprio Snoopy, mentre l'unità di comando Charlie Brown. Era la testimonianza di una fama interplanetaria che non si è mai ridotta ma che tuttavia non è mai approdata sotto la lente degli studiosi pur avendo esercitato un fascino legato al costume e alle nostre vite ormai dal 1950, interrompendosi solo nel 2000 con la scomparsa di Charles Monroe Schulz, padre di quella fortunata striscia.
Peanuts, in inglese noccioline, in gergo personcine, sono esseri che non esistono nella realtà, ma che fanno parte della nostra vita da sempre impersonando stereotipi entrati nel nostro vivere comune. Si pensi alla coperta di Linus - la security blanket - che rappresenta l'icona della sicurezza in tutto il mondo e in tutte le lingue, oggi entrata perfino nel Webster's dictionary. Eppure tanti fortunati trascorsi non sono bastati a fare dei Peanuts un oggetto di studio. Forse colpa di storie semplici, tanto semplici da essere parte di ciascuno di noi e rifletterci nella nostra semplicità e vulnerabilità. Il gruppo di ragazzi più un cane e un uccellino, originari del Minnesota, raccontano storie di ogni giorno, propongono problemi legati alla quotidianità, si narrano a vicenda semplici esperienze personali e per cinquant'anni non hanno mai smesso di raccontare e raccontarsi in modo lineare, senza eccessi, mai sopra le righe. E così facendo hanno scavato un solco profondissimo nel tessuto sociale dell'America e poi di qualunque luogo. Perché in quelle storie semplici e comuni in molti si sono riconosciuti e hanno preso contatto con l'altro dal confronto delle proprie storie, delle proprie vicende, delle proprie avventure. Oggi i Peanuts sono diventati un saggio che ne rivisita le origini e ne ripercorre la parabola tracciando appunto la «Piccola storia dei Peanuts» (Donzelli, pp. 202, euro 19,50) firmata Sbadituf, al secolo Simona Bassano di Tufillo, autrice lei stessa di fumetti. Un omaggio a Schulz e a una storia di cui ognuno di noi è parte.