Sofia Coppola: «Maria Antonietta? Per me era una reginetta del pop»

La regista: «Non volevo fare un’opera storica, ma raccontare lo sbalzo che prova una ragazzina piombata in un mondo di regole. La colonna sonora illustra la decadenza imminente»

Stenio Solinas

nostro inviato a Cannes

I piedi. Quelli di Marie-Antoinette sono calzati da Manolo Blahnik, lo scarparo principe delle fashion victimes... Più che una regina, insomma, qui c'è un'eroina dell'età del pop, la passione per la musica, il gusto per le acconciature, i vestiti e gli accessori, il piacere del pettegolezzo, la ricerca del divertimento. Il resto viene di conseguenza, ma se si accetta l'assunto di partenza ci si può anche stare e non è poi detto che come lettura storica sia poi così stravagante.
Accolto con un po' di proteste e qualche fischio di sapore più sciovinistico che critico, Marie-Antoinette di Sofia Coppola è una via di mezzo fra un'americana a Parigi (nel senso dello stupore) e una Lady Diana a Versailles (ovvero l'incapacità di sopportare la routine della corte). La regista ne è perfettamente consapevole: «Non sono un'esperta della Rivoluzione francese, non volevo fare un film storico in costume, mi interessava raccontare lo sbalzo che prova una ragazzina di 14 anni che piomba in un mondo sconosciuto, nel regno delle regole, dei comportamenti, dell'etichetta... Dapprima li sopporta, poi si ingegna a evitarli, infine li infrange. Un po' come le liceali dei nostri tempi... Ecco, mi seduceva questo elemento di modernità, al di fuori dei cliché, al di fuori di quello che intorno alla sua figura si è andato costruendo in un due secoli di storiografia».
Interpretato da Kirsten Dunst (Marie Antoinette), Marianne Faithfull (Maria Teresa d'Austria), Steve Coogan (l'ambasciatore Mercy), Judy Davis (la contessa de Noailles), Jason Schwartzman (Luigi XVI) il film ha un paio di volti storicamente poco credibili in Rip Torn, più un bovaro texano che Luigi XV e in Asia Argento, più una maitresse del Quarticciolo che Madame du Barry sua amante (la du Barry, oltretutto, era biondo-rossa di capelli), ma nell'insieme tiene grazie anche al lavoro di una costumista di genio come Milena Canonero, una che la storia la sa vestire (Oscar per Momenti di gloria e Barry Lyndon), ma la sa anche interpretare e/o reinventare (Dick Tracy, Tucker). «D'accordo con Sofia Coppola ho cercato di fare un lavoro che fosse al tempo stesso estetico, simbolico e psicologico, in equilibrio fra il periodo e l'interpretazione del periodo, in armonia fra storia e fantasia. Servivano dei colori e dei tessuti che dessero un'idea di golosità, un piacere quasi a gustarli. Ho cercato insomma di trasmettere attraverso i costumi una sensazione. Debbo dire che mi ha aiutato anche la colonna sonora: la canzone I want Candy, Voglio i dolci, di Bow Wow Wow è in tal senso esemplare».
La scelta delle musiche è un'altra delle chiavi di lettura del film. Il Settecento di fine secolo al ritmo dei Gang of Four, dei Radio Dept, degli Strokes o dei Cure, ovvero il pop barocco degli anni Ottanta del Novecento può far storcere la bocca ai puristi, ma in Marie-Antoinette si amalgama perfettamente. «Ho pensato» dice Sofia Coppola, «che una visione musicale decadente e colorata della nostra epoca potesse rendere nello spirito quella che fu la corte di Maria Antonietta, decadente per definizione e dove nessuno si rende conto della tempesta che la travolgerà».
In questa visione fra l'adolescenziale, il pop e l'happy hour, la scelta vincente è quella di Kirsten Dunst, ex bambina prodigio (in Intervista con il vampiro aveva 12 anni), già attrice per Sofia Coppola in Il giardino delle vergini suicide. «Non mi è stato difficile entrare nel personaggio perché anch'io, fatte le debite differenze, ho conosciuto quel tipo di solitudine e di tristezza che deriva dal non aver avuto una giovinezza, dall'essere sempre stati circondate da adulti cui dovevo piacere e di cui non sapevo se diffidare o fidarmi. Maria Antonietta è una che diviene grande quando ormai è troppo tardi».
Ritratto di una regina che in realtà era una ragazzina, Marie-Antoinette di Sofia Coppola pur nella sua libertà di interpretazione non si allontana poi di molto dal ritratto che ne fece all'epoca un polemista celebre come Rivarol: «Più legata al suo sesso che al suo rango, dimenticava che era fatta per vivere e morire su un trono reale: volle godere troppo di quell'impero fittizio e passeggero che la bellezza regala alle donne comuni e ne fa le regine di un momento».