La solitudine del maratoneta. Ecco il sogno sovietico di Deineka

Il Palazzo delle Esposizioni ospita la più grande retrospettiva dedicata al campione del realismo sovietico fuori dai confini russi. La mostra apre l'anno della cultura italo-russa.

Nel corso dell'inaugurazione, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, della mostra dedicata al pittore russo Aleksandr Deineka una signora sussurrava alla sua vicina: «Sembra Hopper. Anche questi personaggi sembrano soffrire di solitudine». Accostare l'aedo dell'american way of life al pittore che più di ogni altro ha saputo rappresentare il realismo sovietico sembra un paradosso. O peggio: una corriva boutade. Eppure, nel suo candore, la signora non sbagliava nel proporre una così audace similitudine. Pittore, scultore, grafico e indiscusso maestro della modernità sovietica, Aleksandr Deineka è il protagonista della mostra che inaugura l'anno culturale Italia-Russia. Da sabato al primo maggio, il Palaexpò ospita un percorso diviso per generi, cronologia e nuclei tematici che accompagnerà i visitatori alla scoperta dell'intera opera dell'artista, iniziata negli anni Venti e conclusasi negli anni Sessanta. Realizzata in collaborazione con la Galleria Statale Tret'jakov di Mosca, la mostra intende superare quelle barriere ideologiche che hanno a lungo impedito di riconoscere con obiettività i risultati di una civiltà figurativa di sorprendente qualità artistica. «Sono rimasti inoltre a lungo oscuri - spiega la direttrice della Galleria Tret'jakov, Irina Lebedeva - i rapporti spesso drammatici che Deineka, considerato da molti asservito, ebbe con il potere sovietico dell'epoca». Nel corso degli anni Trenta e Quaranta, infatti, due feroci campagne reclusero le opere d'avanguardia negli scantinati dei musei. L'artista allora spostò la sua attenzione dalla pittura ad altre forme artistiche. A suo modo difese la libertà d'espressione in situazioni ideologiche complicate, e questa sua limpidezza interiore penso che rimanga tutt'oggi ancora attuale.
L'unico retaggio ideologico rimasto nella pittura di Deineka è la celebrazione del corpo sportivo. Un rapporto tra l'uomo e la natura fatto quasi esclusivamente per celebrare le capacità espressive e fisiche del corpo umano. E il suo meglio il pittore russo, morto nel 1969 a causa di una profonda depressione, dopo il suo allontamento dalla linea del regime, lo dà proprio dove l'uomo si circonda di una natura immensa che tenta di dominare con il suo passo sportivo. La mostra del Palazzo delle Esposizioni è la più completa personale mai organizzata fuori dai confini «sovietici». Eppure il pittore è stato penalizzato fortemente dalla sua adesione al comunismo staliniano. Il suo valore estetico, quel figurativismo che riesce a far trapelare malesseri esistenziali che fanno da contrappunto ad aneliti vitalistici, resta intatto anche a quarant'anni dopo la sua scomparsa. Particolarmente suggestivi i «Futuri aviatori» (olio su tela del 1938) che, spalle al pittore, scrutano l'orizzonte del mare per capire quanto aderente il loro futuro sarà ai loro sogni. Quasi crepuscolare, invece, la «Sera agli stagni dei Patriarchi» (olio del 1947) uno dei luoghi simbolo della letteratura russa del Novecento (è lì, infatti, che inizia la lunga e meravigliosa avventura del «Maestro e Margherita» di Bulgakov). Poi ci sono le tante competizioni sportive. Basti per tutte «Staffetta» (del 1947); non fosse per l'orrore di certi vestitini dozzinali e per le bandiere rosse potrebbe sembrare un paesaggio metropolitano degno di Hopper.
Una decina d'anni prima Deineka era riuscito a fare un viaggio in America e in Europa. E degli Stati Uniti lo colpì proprio lo spazio. Sullo stesso registro si può leggere il suo amore per la Città Eterna che ha visitato nel 1935. I suoi scorci romani sono tutto tranne che pittoreschi. Certo è difficile accettare la scelta che tra i pochissimi passanti immortalati dalle sue tele, oltre ai cardinali, ci siano contadini e operai. Segno che la sensibilità del pittore non riusciva comunque ad emanciparsi dalla sua stessa sovrastruttura ideologica. Un'intera sezione inoltre viene dedicata alla drammatica epopea della guerra, che concluderà la prima parte del percorso espositivo. Le poetiche di ritorno all'ordine, affermate negli anni Quaranta e Cinquanta nel campo del mosaico, della scultura e delle composizioni di grandi dimensioni, connotano invece la seconda parte dell'esposizione, che si chiude con lo slide show «Un giorno nel paese dei Soviet». Nel quale vengono proiettate le 35 composizioni a mosaico delle stazioni «Majakovskaja», «Novokuzneckaja» della metropolitana di Mosca, ispirati ai miti più caratteristici dell'iconografia sovietica, come la vita sportiva e il mondo delle fabbriche.