La soluzione? Una scuola più «musicale»

Dalla disaffezione dei giovani verso la musica cosiddetta classica non è esente neanche la Iuc (Istituzione Universitaria dei Concerti), associazione nata ben 64 anni fa per offrire agli universitari occasioni di conoscenza della musica a prezzi davvero stracciati. Oggi che l’offerta musicale, specie nella grandi città, si è allargata, tale disaffezione è palpabile. Nonostante la consuetudine di variare molto il programma, includendovi anche concerti o performance sperimentali (come si racconta qui a fianco), immaginando un pubblico curioso come si vorrebbe fosse quello universitario, e la calmierazione dei prezzi dei biglietti, anche la Iuc, dunque, piange. E allora è facile immaginare ciò che accade nelle altre istituzioni musicali cittadine, dove la presenza dei giovani è scarsa e non accenna a crescere. Il problema riguarda, in proporzione minore, anche altre nazioni, dove la musica la si studia a scuola; il che non può certo consolarci. Vale poco aggiornare i programmi, abbassare il prezzo dei biglietti; occorre pensare a programmi diversamente configurati, anche più brevi e semplici, coinvolgere gli interpreti, specie quelli dotati di grande carisma, e, infine, i giovani bisogna andare a scovarli. Ma tutto questo lavoro sarà inutile, se la scuola non introdurrà la studio e la pratica della musica. Eppure alla disaffezione dei giovani verso l’ascolto della musica dal vivo, fa da sorprendente, incoraggiante contrappeso, la voglia di praticarla la musica, come dimostra il vasto programma attuato dalle istituzioni romane, ma anche dalla Sapienza che ha fatto nascere al suo interno due orchestre, un complesso jazz e un coro amatoriali, ed, analogamente, dagli altri atenei romani. A Roma, è in atto, da qualche anno, un vasto programma per avvicinare i ragazzi, specie i più piccoli, alla pratica della musica. Un programma al quale alcune istituzioni (Santa Cecilia, Opera, Filarmonica) dedicano notevoli energie, avendo di fatto constatato che la musica va forte fra i ragazzi, sotto la spinta del manifesto interesse dei genitori fin dalla scuola primaria. Santa Cecilia ha fatto nascere anche la Juni-Orchestra; qualcosa di simile ha fatto anche il Teatro dell’Opera e la Filarmonica. La pratica della musica è diventata perfino un business redditizio. Fenomeno però che non comporta automaticamente anche l’affluenza dei giovani ai concerti.