«Sono corso subito alla scuola e l’ho strappato al commando»

«Ho sentito gli spari e l’ho preso prima che lo caricassero sul pullmino». Il piccolo sta bene: «Quegli uomini facevano bum bum e ho avuto paura»

Emanuela Fontana

da Roma

Nove giorni fa, l’8 giugno, aveva festeggiato il suo compleanno. A tre anni appena compiuti il piccolo Paco ha saputo dire al padre che l’ha salvato che all’improvviso, mentre era all’asilo, ha sentito «bum bum bam bam», qualcuno che sparava. Si è spaventato, come i suoi compagni della scuola internazionale Siem Reap. Ma Paco ha avuto una fortuna che gli altri non hanno trovato: a strapparlo dalle grinfie dei rapitori è stato proprio il papà, Oliviero, guida turistica come la moglie ad Angkor Rat, nella Cambogia occidentale. Un lavoro ormai stabile, e per questo il piccolo Paco era stato regolarmente iscritto all’asilo in Cambogia. Oliviero Rusconi ha visto il suo bambino tra i piccoli che venivano condotti a forza sul pullmino fuori dall’asilo e come una tigre si è lanciato verso Paco e l’ha strappato di forza per portarlo via.
La Farnesina ascolterà nei dettagli il racconto dell’uomo, testimone oculare del momento in cui i bambini sono stati condotti dai sequestratori fuori dall’asilo e fatti caricare su un pulmino. Appena saputa la notizia che tra i piccoli rapiti c’era un italiano, il ministero degli Esteri ha attivato l’unità di crisi in collegamento con l’ambasciatore di Thailandia e Cambogia, Ignazio Di Pace. Paco «sicuramente ha avuto paura - ha raccontato in poche battute a Radio 24 Oliviero Rusconi poche ore dopo aver salvato il suo bambino - ora sta bene, sta mangiando e riposando. Ha detto di aver sentito bum bum bam bam, gli spari». Rusconi ha spiegato di conoscere anche quali erano state le richieste dei sequestratori: 30mila dollari «e poi delle armi, che la polizia non ha concesso. Hanno chiesto anche un pulmino e si sono allontanati con quello».
Poi ha ricostruito quello che ricorda del momento in cui è arrivato all’asilo: «Si è sentito sparare sul pulmino e la polizia li ha tirati tutti fuori. Ho visto il mio bambino e l’ho strappato via». Prima di raggiungere Paco, Oliviero Rusconi ha visto anche il piccolo canadese morto, l’unica vittima del sequestro dell’asilo: «Ho visto un compagno, un bambino canadese, aveva la testa aperta».
I genitori non hanno chiesto a Paco di ricordare quanto aveva visto: lui si è limitato a riferire i rumori degli spari. Ma secondo il racconto di un francese che abita a Siem Reap, Jean-Gabriel Masson, il bimbo canadese «è stato ucciso davanti ai compagni», ha riferito l’uomo in una telefonata a Radio Popolare e una bambina «è stata portata via in stato di choc». Masson ha spiegato che una parte dei bambini erano stati portati dalle maestre nel cortile quando i banditi avevano fatto irruzione nell’asilo, e sono stati liberati per primi dalla polizia. Un altro gruppo di piccoli, invece, è rimasto sotto sequestro «fino alle 15.30 del pomeriggio» (ora locale). Per questo molti genitori, saputa la notizia, si sono precipitati all’asilo per salvare i loro bambini, come Oliviero Rusconi.
Dopo la conclusione del sequestro, la Farnesina ha fatto filtrare la notizia che c’era stata una pressione diretta del governo italiano su quello cambogiano per una gestione più diplomatica del rapimento: era stato il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, ha chiarito il ministero, a invitare le autorità locali «a non prendere iniziative tali da mettere a repentaglio la vita dei bambini». Indicazioni che evidentemente la polizia cambogiana non ha seguito. La dinamica parziale di quanto è avvenuto nell’asilo di Siem Reap viene comunque confermata dai collaboratori di Fini: «Nel trasferimento dei sequestratori dall’asilo agli autobus - ha spiegato in un briefing alla Farnesina Pasquale Terracciano, il portavoce - il padre del bimbo italiano è riuscito a sottrarre il figlio, nella confusione, al controllo dei sequestratori e a portarlo via». Nel corso di quei momenti la polizia ha aperto il fuoco, come ricostruisce l’ambasciatore Di Pace, che si è tenuto sempre in contatto con i colleghi di Inghilterra e Francia dopo il primo allerta da Roma. Stava anche partendo per Angkor Rat, ma poi è rimasto a Bangkok, «perché fortunatamente - spiega - non c’era più bisogno».

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