"Sono io lo strangolatore di Boston", ma nessuno gli credette

Il 18 gennaio 1967 Albert De Salvo fu condannato all'ergastolo per una serie di stupri, forse 300, forse 2mila. In prigione confessò di aver ucciso 13 donne, ma fu ritenuto un mitomane

Confessò spontaneamente di essere «Lo strangolatore di Boston» responsabile di aver ucciso 13 donne in due anni, ma non fu creduto e quindi assolto. Anche se la giuria comunque non mandò libero Albert De Salvo: lo ritenne infatti comunque colpevole, di un numero imprecisato di stupri, forse 300, forse addirittura 2mila. E il 18 gennaio del 1967, battendo il martelletto, celebrato da centinaia di film, il giudice lo spedì all'ergastolo. Il resto lo fece la «giustizia interna» al carcere: fu trovato il 26 novembre del 1973 pugnalato nell'infermeria da una mano rimasta ignota. Portando con se il suo segreto: era davvero lui il maniaco omicida che aveva terrorizzato la capitale del Massachusetts oppure di trattava di un mitomane? Anche se la palma di più famoso serial killer della storia rimane a «Jack lo Squartatore» salito agli onori della cronaca e della leggenda con «appena» cinque vittime accertate, anche lo «strangolatore» ebbe il suo momento di notorietà e la sua vicenda venne persino romanzata in un film. De Salvo ebbe il volto di Tony Curtis, gli investigatori che lo arrestarono quello di Henry Fonda e George Kennedy. Ma fu veramente De Salvo l'assassino? L'opinione pubblica in proposito di divise, come in tutti i gialli che si rispettino.

Albert Henry De Salvo, di chiare origini italiane, era nato a Chelsea in Massachusetts il 3 settembre 1931. Il padre Frank era un uomo di rara violenza e dissolutezza: picchiava a sangue la madre e si fa faceva guardare dal figlio mentre faceva l'amore con delle prostitute portate a casa. Un'adolescenza che non poteva non aver riflessi sulla sua vita futura. Da piccolo infatti si divertiva a torturare gli animali mentre da adolescente iniziò a commettere piccoli furti e già a 13 anni finì in riformatorio. Chiamato alle armi qualche anno dopo, fu spedito in Germania dove conobbe e sposò una donna tedesca che gli diede una figlia. Successivamente si congedò, tornò in America, per arruolarsi nuovamente dopo pochi mesi. Venne però denunciato per aver molestato una bambina di 9 anni: evitò il processo ma nel 1958 dovette lasciare l'uniforme. Nel 1960 venne nuovamente arrestato per furto, condannato a due anni, di cui solo uno scontato.

Nella primavera del 1961 De Salvo si trasferì a Boston dove il 14 giugno 1962 iniziò la scia di sangue. In un anno e mezzo, ultimo delitto gennaio 1964, 13 donne tra i 19 e gli 85 anni furono assassinate tra città e dintorni. Quasi tutte violentate e poi strangolate con calze, sciarpe o sottovesti. Solo la vittima più anziana morì per infarto. Altre due furono accoltellate a morte, una dopo essere stata selvaggiamente picchiata. Dalle indagini emerse poi che nessuna abitazione aveva porte o finestre forzate, come se le vittime conoscessero l'assassino e l'avessero fatto entrare volontariamente. La città cadde in preda al panico, si parlò di un serial killer subito ribattezzato lo «Strangolatore di Boston». Ipotesi che non convinceva però la polizia poiché non trovava nei diversi delitti lo stesso «rituale», caratteristica dell'omicida seriale. Il 3 novembre del 1964 De Salvo venne arrestato per una violenza sessuale ai danni di una giovane donna che però, dopo l'aggressione, venne stranamente risparmiata. Non solo, lo stupratore non le fece del male e prima di andarsene chiese anche scusa. Comportamento non certo compatibile con quello dello «strangolatore». Appena la sua foto venne pubblica sui giornali fu tutto un accorrere di donne che lo riconobbero come il loro aggressore. Alla fine furono circa 300 anche se gli investigatori arrivarono a ipotizzare che il numero reale potesse arrivare a 2mila.

Durante l'istruttoria improvvisamente De Salvo confessò. «Sono io lo strangolatore» e fornì, pur se con qualche imprecisione, particolari che la polizia non aveva mai divulgato. Versione venne ripetuta e confermata anche sotto ipnosi, senza però convincere gli investigatori. Venne ipotizzato che, avendo ormai capito di non potere sfuggire all'ergastolo, avrebbe potuto trovare una certa celebrità, e quindi racimolare denaro con interviste e memorie per aiutare economicamente moglie e figlia. Non fu quindi creduto e il 18 gennaio del 1987 venne condannato all'ergastolo, ma solo per le violenze carnali. Assolto invece per gli omicidi. Finì al manicomio criminale dove però riuscì a fuggire a febbraio con altri due detenuti, proprio mentre a Hollywood si stava girando il film sulla sua vita. Si scatenò una clamorosa caccia all'uomo, vista la sua estrema pericolosità, e qualche giorno dopo De Salvo venne riacciuffato e spedito al carcere di massima di Walpole. Qui rimase fino al 26 novembre del 1973 quando venne trovato pugnalato all'interno dell'infermeria della prigione. Lasciando aperto l'inquietante interrogativo: era veramente lui il feroce serial killer che per un paio d'anni aveva terrorizzato le donne di Boston?