«Sono Norton I, imperatore degli Stati Uniti»

Il 17 settembre 1859 uno stravagante personaggio di San Francisco si proclamò sovrano d'America, licenziò Lincoln e sciolse Congresso e partiti. Divenne subito molto popolare e i poliziotti lo salutavano per strada. Quando nel 1880 morì fu lutto cittadino.

Non riuscì mai come sperava a diventare davvero «Imperatore» degli Stati Uniti e «Protettore» del Messico ma a San Francisco, dove Norton I visse i suoi ultimi 20 anni, fu comunque una celebrità. I negozianti accettavano le sue note di credito e per strada veniva salutato con deferenza dalle forze dell'ordine. E quando un giovane agente lo portò guardina, venne scarcerato subito con tante scuse dal capo della polizia. E lui, magnanimo, perdonò l'incauto «cop». Dal giorno della sua autoproclamazione, il 17 settembre 1859, dispose il licenziamento di Lincoln, l'arresto del suo successore, lo scioglimento del congresso e dei partiti politici. I provvedimenti ovviamente non ebbero un gran seguito, ma gli diedero immensa popolarità tanto che il giorno del suo funerale l'intera città seguì commossa il feretro.
Nato a Londra nel 1811, Joshua Abraham Norton, dopo aver trascorso infanzia e giovinezza in Sudafrica, a trent'anni approdò a San Francisco con un bel gruzzolo lasciatogli dal padre. Inizialmente fece alcuni buoni investimenti ma nel 1853 fu rovinato dall'acquisto di una nave di riso proveniente dal Perù. Gridò alla truffa, il riso non sarebbe stato della qualità dichiarata, e avviò un'azione legale che si concluse quattro anni dopo con una sentenza a lui sfavorevole. Sparì per un paio d'anni e quando tornò in città era un po' «confuso». Attribuì il suo insuccesso al corrotto sistema americano che andava ricostruito dalle basi.
E così il 17 settembre del 1859, per rimettere le cose a posto, si proclamò «Imperatore» degli Stati Uniti con il nome di Norton I, comunicando la cosa ai giornali: «A perentoria richiesta e desiderio di una larga maggioranza di questi Stati Uniti, io, Joshua Norton...dichiaro e proclamo me stesso Imperatore di questi Stati Uniti...e ordino ai rappresentati dei diversi Stati dell'unione di riunirsi in assemblea presso il Music Hall di questa città, il 1° Febbraio prossimo, e lì procedere alla modifica delle leggi esistenti dell'Unione al fine di correggere i mali sotto i quali questa nazione si trova ad operare, e in tal modo ripristinare la fiducia, sia in patria che all'estero, nell'esistenza della nostra stabilità e integrità».
Il San Francisco Bullettin pubblicò il comunicato, ovviamente con intento umoristico, ma così fece esplodere il «caso» Norton I. I cittadini di San Francisco iniziarono a salutarlo con il suo titolo, lui «comprese» l'importanza del ruolo e si abbigliò di conseguenza, procurandosi una ricca uniforme. Poi prese a ispezionare cantieri navali, si interessò delle condizioni di lavoro e delle strutture pubbliche e, dopo essersi dichiarato «Protetteore del Messico», iniziò a firmare proclami. Nel 1860 dichiarò decaduta la Repubblica, sciolse gli Stati Uniti, proibì al Congresso di riunirsi a Washington. Nel 1862 licenziò Abraham Lincoln mentre nel 1868 ordinò l'arresto del suo successore Andrew Johnson, condannandolo a pulirgli gli stivali. Nel 1869 dispose lo scioglimento dei partiti e ordinò alla città di Sacramento di illuminare e pulire le strade ricoperte dal fango che portano a San Francisco. Nel 1870 durante il censimento della popolazione riuscì a far scrivere «imperatore» alla voce «lavoro». Nel 1872 decretò la costruzione di un ponte tra Oakland e San Francisco e subito dopo un sondaggio per determinare se fosse meglio un tunnel. E almeno su questo Norton I ci vide giusto, perché nel 1936 fu inaugurato il Bay Bridge per collegare le due città. Tutti proclami oggi custoditi presso il Museo cittadino di san Francisco. Stampò inoltre note di credito da 50 centesimi fino 10 dollari, accettate senza battere ciglio dai negozianti, fu spesso ospitato dai principali ristoranti della città e nessun controllore sui mezzi pubblici si sognò mai di chiedergli il biglietto. Divenne talmente popolare da suscitare l'interesse di scrittori come Robert Luis Stevenson e Herbert Asbury, mentre Mark Twain lo farà diventare protagonista di uno dei suoi romanzi.
Nel 1867 un poliziotto decise di fermarlo per farlo rinchiudere in manicomio. L'arresto scatenò lo sdegno della cittadinanza e una serie di articoli e lettere sui principali quotidiani, finché il capo della polizia non decise di scarcerarlo e di presentare pubbliche scuse. Norton I come sempre si dimostrò magnanimo, concesse il suo «perdono imperiale» al giovane agente. Da quel momento, tutti i poliziotti di San Francisco cominciarono a fare il saluto all'imperatore. Un'altra prova di grande affetto da parte della cittadinanza si ebbe quando scoppiarono tumulti anti cinesi in città. Durante una delle più gravi crisi Norton I si frappose tra le parti, pronte ormai a gettarsi l'una contro l'altra, riuscendo a evitare lo scontro fisico.
Norton I morì nel 1880 tra il compianto generale: i suoi funerali, pagati dal Comune, furono seguiti da almeno 30mila persone (su 230mila abitanti) mentre i negozi chiusero e le bandiere abbassate a mezz'asta. Le spoglie mortali dell'Imperatore, inizialmente seppellite nel cimitero massone, furono poi riesumate nel 1934 e spostate nel Woodlawn Cemetery di Colma, dove si trovano tutt'ora. Sopra il tumulo, una grande grande lapide ricorda: «Qui giace Norton I, Imperatore degli Stati Uniti e Protettore del Messico».