Come sono «à la page» certe (in)coscienze ecologicamente corrette

Enel Green Power sta diffondendo una vasta campagna per la vendita di azioni nel campo dell’energia da fonti rinnovabili, con rappresentazioni fotografiche e televisive di impianti eolici installati su dorsali di monti e aree boschive. L’ostentazione del progetto commerciale della società in questione rispecchia la provocatoria sicumera di chi opera nell’industria dell’eolico - considerato fonte di energia pulita e, come tale, oggetto di elevati incentivi che si traducono in colossali affari - sprezzante verso chi si batte, invece, per la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico di regioni che le fonti rinnovabili selvagge (eolico e fotovoltaico in prima linea) stanno minacciando, come avviene in Molise dove, nel suo territorio di appena 4.438 Km. quadri, pendono progetti per l’installazione di circa 5mila pale eoliche oltre alle centinaia già impiantate. In nome della cosiddetta energia pulita (che tale non può definirsi in assoluto, per quanto recentemente emerso da autorevoli studi internazionali sugli effetti negativi delle centrali eoliche sulla salute umana) si stanno commettendo intollerabili soprusi in danno di ambiente, agricoltura, avifauna. Gli articoli 9 e 32 della Costituzione e le norme della Convenzione Europea del Paesaggio vengono disattese e soppiantate da interessi economici camuffati da ipotetici e non dimostrati vantaggi ambientali.
Comitato Nazionale del Paesaggio
Sezione Molise

Sono con lei, caro Ciamarra, l’eolico è una costosa panacea per curare i malanni energetici (l’unico farmaco adeguato, so che dicendolo la farò arrabbiare, è il nucleare), una costosa panacea, dicevo, non si sa quanto pulita ma si sa, purtroppo, quanto devastante il paesaggio. Sono convinto che l’opinione pubblica - salvo la parte che si ritrova le pale davanti alle finestre - creda che l’eolico sia quello poi mostrato nella pubblicità: una specie di smilza girandola, una cosuccia da niente da mettere in giardino e però in grado di fornire energia a tutta la villetta. Mentre l’eolico vero e invasivo è costituito da torrioni alti centocinquanta metri, con pale di venti-quaranta metri e il peso di oltre 200 tonnellate. Piazzate ovviamente in vista perché devono prendere il vento, che siano singole o a «parco», non è un bel vedere. Ne sapete qualcosa voi molisani, che di quei torrioni detenete il record. Però, scusi, sa, caro Ciamarra, del proliferare di pale eoliche e di pannelli fotovoltaici non può farne colpa all’Enel. Che fa il suo mestiere: l’ambientalismo tira (in Italia) la green economy. Guardi la pubblicità: oggi non c’è aggeggio, dal tostapane alla berlina di lusso, che non reclamizzi il «tasso di emissioni». Un astratto, perché cosa ne sa il consumatore se 9 o 11 g/Km è un valore alto o basso? Però è sufficiente tirarle in ballo, le «emissioni», per mettere a posto le coscienze ecologicamente corrette. Quanto all’energia pulita, tira perché ricorrervi è considerato un titolo di merito oggi fra i più à la page. E perché, essendo largamente sovvenzionata (cioè pagata dalla comunità), lì per lì sembra conveniente. L’orgoglio di sentirsi benemerito per virtù ambientaliste e i vantaggi economici rappresentano un potente euforizzante, tale da distrarre l’utente dalle brighe accessorie (manutenzione, vento che non sempre soffia, sole che non sempre brilla...). Là dove è stata «inventata», in America, la green economy è già finita in archivio ed è stato lo stesso presidente Obama, che ne fu il più entusiasta sponsor, a impartirle l’estrema unzione (atto doveroso: i 35 deputati democratici che nelle recenti elezioni hanno dovuto cedere il posto a altrettanti colleghi repubblicani avevano tutti sottoscritto il piano di Obama per riconvertire in green l’economia americana. Vaste programme, oltre tutto). Il risparmiatore italiano, però, ancora ci crede e il buon esito dell’offerta Enel è lì a confermarlo. È ovvio che non possiamo che augurargli d’aver visto giusto e di aver fatto bene i conti, ma proprio bene.