Sorpresa, Battisti è "mondiale". Ecco i segreti della sua discografia

Lucio oltre i confini. Non solo stella italiana: da David Bowie a Graham Nash, tanti superbig
lo hanno amato. E un libro svela le versioni straniere dei suoi
capolavori

Nel 1997 David Bowie definì Lou Reed e Lucio Battisti i migliori cantanti del mondo. Bowie disse anche che avrebbe voluto collaborare ancora con Battisti, che morì l’anno seguente. Ancora? E quando mai? Difficile ricordare che, nel ’74, il chitarrista di Bowie Mick Ronson incise un raro 45 giri con Io vorrei non vorrei ma se vuoi dal misterioso titolo Music is lethal e firmata Battisti-Bowie. Le canzoni di Battisti - cantate da lui in italiano o nelle lingue più disparate, o riprese dagli artisti più improbabili - hanno spopolato e spopolano in tutto il mondo, dalla Cina a Israele alla Russia. E anche in Italia c’è ancora tanto materiale da (ri)scoprire, come il singolo Forget domani, tratto dal film La Rolls Royce gialla e incisa con I Campioni nel ’65 in italiano e spagnolo. E chissà che in giro non ci siano nastri con brani dei Gabbiani, i Mattatori, i Satiri, gli Svitati in cui Battisti suonava col pianista Leo di Sanfelice (trasgressivo entertainer della scuderia di Arbore, ancora oggi ogni mattina su Raitre a Cominciamo bene prima) e suonava la chitarra in piedi sul pianoforte alla Jerry Lee Lewis...

Tutto questo e molto altro è raccontato nel ponderoso volume Lucio Battisti. Discografia mondiale (Coniglio editore), in cui Michele Neri in oltre 600 pagine superillustrate racconta storia e curiosità di un canzoniere battistiano davvero planetario. Quando da noi lo straripante successo di Lucio stracciava i record di vendita e al tempo stesso provocava lo sdegno dei rockettari duri e puri (che poi lo ascoltavano di nascosto) all’estero la sua voce e le sue melodie attiravano un po’ tutti. Gli Hollies - secondi per vendite solo ai Beatles e in cui milita Graham Nash prima di unirsi a Crosby Stills e Young - nel ’67 arrivano perfino a Sanremo per cantare Non prego per me, bruciando i Dik Dik e i Ribelli, le cui versioni del brano non sono mai state pubblicate. Qualche giorno dopo Battisti vola a Londra per seguire gli Hollies che incidono il brano in italiano nell’album Evolution, mentre Cilla Black s’infila nei mitici studi Abbey Road, prodotta da George Martin, trovando gloria con Only forever will do ovvero Prigioniero del mondo. Lucio ha la «mano fatata» e riesce a trasformare anche un fiasco in un successo; Il paradiso della vita, affidato alla Ragazza 77, è uno dei pezzi meno venduti della sua storia. Però chissà come il disco arriva a Londra, sulla scrivania di Giorgio Gomelski (produttore degli Yardbirds ai tempi di Eric Clapton e Jimmy Page) e, come If Paradise is half as Nice diventa un pezzo da hit parade.

Nel 1976 Battisti conquista l’America. La Rca italiana decide (o forse è costretta dalla casamadre Usa) a investire 400 milioni in una grossa produzione internazionale. Così quell’autunno Lucio sbarca a Hollywood e registra Images, che contiene classici come The sun song (La canzone del sole), Freedom’s song, (Il mio canto libero), To love a bit (Amarsi un po’) più i 45 giri Song to feel alive (Il mio canto libero) e Amarsi un po’ che cambia titolo e diventa To feel in love. Al suo fianco grandi musicisti come il batterista Hal Blaine che suonò con Elvis e Simon & Garfunkel, per un album uscito in tutto il mondo e ora reperibile in edizione limitata e numerata in cd. Il primo disco di Lucio cantato in lingua straniera, rarissimo e prezioso è Le jardins de septembre (I giardini di marzo) e Toujours plus belle (Comunque bella), inciso a Parigi nel ’72 con testi di Eddie Marnay (autore per Edith Piaf e la Streisand). I due pezzi non sono mai usciti in cd. Manco a dirlo il cantante è andato fortissimo in Francia (un esempio è Ma chanson de liberté), in Germania dove nel ’77 è uscita Portrait, la sua prima doppia antologia internazionale, in Spagna, in Grecia e Russia (dove Emozioni in cirillico diventa un classico) ma anche in Turchia e Giappone dove ha portato nelle rispettive lingue E penso a te e Il nostro caro angelo.

Insomma il libro è una vera orgia battistiana con le copertine di cd, nastri super 8 (archeologia sonora), curiose cover (da Il primo giorno di primavera fatta in tedesco dai Dik Dik a Balla Linda che, nelle mani dei famosissimi (allora) Grassroots diventa un hit come Bella Linda in Usa, Gran Bretagna, Canada, Australia. «Canzoncine melodiche e commerciali», diceva qualcuno con la puzza sotto il naso. Il tempo ha dimostrato invece che Lucio Battisti è un «campione del mondo», e la sua opera un patrimonio senza confini che ispira tanto Claudio Villa (che nel raro album di cover Una voce ha riletto Mi ritorni in mente) ai punk Rattlers che hanno rilanciato Il paradiso.