Sorpresa cinese crolla Federer Il re è Nalbandian

Clamorosa rimonta dell’argentino dopo essere stato sotto di due set

Marco Lombardo

Il re è nudo, anche se resta il più grande anche nella sconfitta. Il re per un giorno è David Nalbandian, capace di ribaltare pronostico, simpatie e incontro per strappare a Roger Federer la corona di Maestro del tennis nella sua stagione forse più incerta, nel torneo che non avrebbe dovuto giocare, nel momento in cui avrebbe dovuto essere in mare - nella sua Argentina - a pescare.
E invece Nalbadian ha sorpreso, ha vinto dopo essere stato sotto di due set e dopo essere stato a due palle dalla sconfitta nel quinto che conduceva 4-0. È stata la testa, la forza, il cuore e la benzina finita dell’avversario a regalare a Shanghai la finale più incerta, anche se non più bella, e un finale a sorpresa. È stata la gioia di un argentino 31 anni dopo Guillermo Vilas, la gioia di chi, col trofeo in mano, ha avuto - dopo 4 ore e 33 minuti di battaglia - la forza di scherzare: «Dai Roger, non te la prendere. Ne vinci talmente tanti di trofei che ogni tanto ne puoi lasciare uno anche agli altri». E Federer ha sorriso, signore e campione anche quando perde, mentre la fidanzata Mirka lo riprendeva comunque con la macchina fotografica: «Mi sono mancati solo due punti. Fa male».
Partita a tre facce. Dunque 7-6, 7-6 per Federer ma con grande fatica e un nastro che ha regalato il secondo set al campione. Poi 6-2, 6-1, 4-0 per Nalbandian perché il numero uno non ne aveva più, tornato a giocare dopo un lungo stop per un infortunio alla caviglia e con una sola settimana di allenamento, troppo poco per cinque lunghi set. Eppure Roger resta il più grande anche così, d’istinto, di classe, di lotta si ritrova 6-5, servizio e 40-0, a due punti dall’impresa dunque, «solo due punti. Fa male». Perché l’argentino rispolvera colpi perduti e il tie break finale diventa la sua passerella. Si chiude con Nalbandian disteso per terra e sopraffatto dalla gioia e il pubblico che inneggia a Federer, comunque.
Il record mancato. Dunque Federer resta il numero uno ma senza record, si ferma a 81 vittorie e 4 sconfitte in stagione, una vittoria in meno e una sconfitta in più del 1984 di John McEnroe, si ferma perdendo una finale dopo due anni e mezzo. «Venendo qui sapevo di dovermi mettere in gioco» ha detto poi, anche se resta l’unico nella storia del Master ad aver vinto una partita - la semifinale - 6-0, 6-0, l’unico insieme a Sampras ad aver vinto più di 5 milioni di dollari in premi in un solo anno. Si ferma così: «Ma fa male».
Campione per caso. David Nalbandian invece si guarda intorno con la faccia di un bambino: «Ho sorpreso il mondo». Lui che era arrivato in Cina all’ultimo momento per sostituire Roddick. Lui che questo Master non lo doveva giocare perché dopo la finale persa a Wimbledon 2002, dopo tante battaglie muscolari che non l’hanno mai reso troppo simpatico a pubblico e avversari, dopo una stagione sempre sulla porta dei migliori, sembrava aver perso il suo talento e la strada a soli 23 anni. Invece il tennis regala anche questo, regala il titolo di migliore anche a chi migliore non è, regala giorni in cui anche Federer è costretto a dire: «Non ero in grande forma, ma oggi ha vinto chi ha meritato». E così David ora si trova col trofeo di cristallo in mano, con un assegno da 1 milione e 400mila dollari e una nuova Mercedes fiammante: «Vorrei che la stagione non fosse finita qui». E se è vero che, così come aveva detto alla vigilia, ha battuto il «giocatore più forte della storia», forse è questo che vale più del titolo di re per un giorno.