Sorpresa a Genova: Provincia al ballottaggio

Sfida tutta aperta fra il presidente Alessandro Repetto, Margherita, e la candidata della Cdl Renata Oliveri. In Comune passa la diessina Marta Vincenzi, che però non festeggia e accusa il governo: "Dagli elettori ultimo avvertimento"

Genova - Se non è stata spallata, come si affanna a ripetere il centrosinistra, ha lasciato lo stesso il livido. Perché Genova città resta all’Unione, Marta Vincenzi ha strappato una vittoria di poco al di sopra del 50 per cento a Enrico Musso il candidato della Casa delle libertà. Ma la Provincia, quella sarà il ballottaggio a decidere a chi andrà, se al presidente uscente Alessandro Repetto, Margherita, o a Renata Oliveri della Cdl, attestati rispettivamente al 48,8% e al 46,5%.

Così non c’era aria di trionfo ieri sotto la Lanterna nei point elettorali del centrosinistra, mentre si respirava un misto di incredulità e speranza in quelli del centrodestra. «Se la Cdl andrà al ballottaggio in Provincia sarà un risultato molto importante per loro e molto preoccupante per noi» commentava alle cinque del pomeriggio Bruno Pastorino il segretario provinciale di Rifondazione. «In Provincia pare sarà ballottaggio, sul Comune siamo ancora fiduciosi di evitarlo» si preoccupava alle sei e mezza Mario Tullo il segretario regionale dei Ds. E alle sette c’era un inferocito Rosario Monteleone, segretario regionale della Margherita, che già si preparava alla resa dei conti con gli alleati: «Sono andati alle urne convinti che “tanto a Genova si vince”, e invece adesso urge una riflessione seria nel centrosinistra, dobbiamo fare tutti autocritica».

Perché le spalle larghe di SuperMarta avranno anche evitato, per un pelo, la spallata auspicata dal leader di Forza Italia Silvio Berlusconi nella città più grande chiamata alle urne, ma di vittoria schiacciante ieri non parlava nessuno. Alle amministrative precedenti, tanto per dire, l’allora sindaco uscente Giuseppe Pericu vinse con il 60 per cento dei voti, lasciando a 22 il candidato azzurro, e senza Rifondazione. Vincenzi invece s’è fermata al 52 con una coalizione che più larga non si può. E l’incertezza era tale ieri che a un certo punto Musso s’è sentito di dire: «Andrò al ballottaggio», subito rintuzzato dall’avversaria: «Sono convinta di vincere al primo turno».

Vera spina nel fianco l’astensione. La Liguria è la regione in cui si è votato di meno, con il 63,80 per cento contro il 68,97 della precedente consultazione elettorale. Nel Comune di Genova il calo è stato del 6 per cento, con un 61,67 contro il 67,24 del 2002. È andata male anche in Provincia: 57,4 per cento contro il 64,4 di cinque anni fa. A preoccupare l’Unione sono le zone più «colpite» dall’astensionismo: il ponente, le valli, le periferie, i quartieri più disagiati, e insomma le zone storicamente di centrosinistra. Adesso, il dito è puntato contro Prodi.

«C’è un clima di sfiducia che colpisce tutti - s’è rammaricata Roberta Pinotti, deputata genovese dei Ds e presidente della commissione Difesa della Camera -. Credo che questa finanziaria dura, che darà risultati più in là, abbia suscitato critiche che possono avere pesato». Repetto poi, inviperito, ha bollato «l’insipienza tattica del centrosinistra alla vigilia di un test elettorale importante»: «Mi aspettavo qualcosa di più, ne prendo atto. Non voglio accusare il governo centrale, ma credo che serva un esame di coscienza, anche come unità dell’Unione, perché ci siamo divertiti a fare congressi. Siamo andati a Roma per il Pd, intanto i risultati delle amministrative si raccolgono già». La stessa Vincenzi ha usato toni da ultimatum: «Penso che l’astensionismo abbia penalizzato soprattutto il centrosinistra. Il calo del voto è un messaggio forte di un elettorato che resta nelle intenzioni ancorato al centrosinistra, ma ci chiede uno scatto. Non c’è più molto spazio. Non aspettatevi che la prossima volta saremo così convinti soltanto per il senso di appartenenza. È una sorta di ulteriore avvertimento». Al governo, e a chi sennò: «È del tutto evidente che l’elettore fa sentire il peso del proprio dissenso nei confronti di chi sta governando». La politica del governo «penso abbia pesato in questo primo anno di governo perché non si è ancora messo riparo ai problemi delle famiglie e non si è ancora visto un cambiamento reale pur essendo questo nelle intenzioni e nella pratica. Molte cose si capiscono solo quando arrivano in busta paga. Anche l’eliminazione del ticket sanitario: nessuno l’ha saputo», e questi sono aspetti che pesano «in una città di pensionati».

E pesa quella che il segretario regionale di Forza Italia Michele Scandroglio definisce «l’avanzata azzurra nella Stalingrado d’Italia». Perché «si è ridotta al lumicino la distanza fra centrosinistra e centrodestra, che alle politiche del 2006 era di venti punti, 59,05 a 40,9 e adesso è a meno della metà». E perché dicono le percentuali dei partiti che in provincia di Genova è testa a testa fra Forza Italia e Ulivo, e trattasi di inedito.