La sorte dei prematuri: il medico diventa giudice

Il 21 giugno a Milano si è tenuto un convegno su «La nuova medicina: cura della persona o utopia dell’uomo perfetto?». L’interrogativo concerne la liceità morale di intervento per sopprimere vite umane nate o fatte nascere prematuramente rispetto al dettato della legge statuale: 1) evitare che i nati prematuri siano portatori di handicap che costituiscano problemi non certo irrilevanti per i genitori; 2) evitare che i nati prematuramente subiscano l’umiliazione di qualche difetto grave fisico o psicologico.
Come è stranoto la legislazione italiana consente di intervenire in vista di un aborto fino alla ventiquattresima settimana dal concepimento. Chi abbia rivelato al legislatore il periodo prima del quale si può intervenire per uccidere un bambino, non è detto. La legge naturale - se ancora c’è - tace sul problema. La legge rivelata non entra in questioni di vita possibile e magari perfetta a partire da un certo punto dell’evoluzione del feto. Dunque si è di fronte a una decisione opinabile dove di mezzo c’è la vita niente meno che di una persona umana: un omicidio o no.
La comunità scientifica italiana si è ormai resa conto che i bambini nati a 23 settimane dal concepimento hanno il 25 per cento di possibilità di sopravvivenza e di sviluppo. Persino per bimbi di 22 settimane (5-10 per cento) si presentano possibilità di successo di una vita riuscita.
Dunque, come conciliare una legge statuale tutto sommato non apodittica e una prassi apodidditicamente operante? Basta una probabilità che toglie di mezzo fastidi uggiosi e magari angoscianti? In caso di dubbio circa un’uccisione o una possibilità di sviluppo di vita, è possibile scegliere senza interrogare le coscienze e misurarsi con la legge morale? La legge morale: non un articolo di codice giuridico discutibilissimo. Il ministro Livia Turco ha messo a tema una simile discussione, lasciando accuratamente da parte i problemi etici.
È compito di un ministro dello Stato stabilire precetti morali a cui ogni coscienza umana deve sottomettersi per la liberazione dell’uomo? Ed è anche troppo scoperto il gioco della discussione per far emergere una soluzione quasi già preordinata, invece di puntare l’attenzione fondamentale che coincide con la vita umana.
Un neonatologo, tra i più noti, ha affermato: «II primo fatto da sottolineare è che l’atto intenzionale di dare la morte al neonato prematuro è vietato nel diritto europeo ovunque; recenti studi mostrano come con il proseguire la rianimazione anche a settimane gestazionali basse, vediamo nei bambini ricoverati in terapia intensiva neonatale, il 67% sopravvive. La sopravvivenza e la morte cambiano molto a seconda dell’atteggiamento del medico».
Sembra si tratti di problemi astratti, e invece sono in gioco valori come l’esistenza umana o no, la coerenza morale o no.