Sos decibel, il rumore fa crollare le case

Nei quartieri del divertimento (degli altri) precipita il valore degli immobili

Il locale sotto casa spara musica a tutto volume ben oltre la mezzanotte. Gli schiamazzi vanno avanti fino all'alba. E pure il rumore delle bottiglie di vetro, dei motorini che sgasano e delle auto che si attaccano al clacson o tengono l'autoradio a mille. Senza pietà per chi cerca riposo. A Palermo più che nel resto d'Italia, a Firenze più che a Milano e a Roma più che a Napoli.

Per cento persone che si divertono ce ne sono altrettante che si tormentano nel letto. Sono gli inquilini che vivono nei quartieri del divertimento (degli altri), quelli che ogni tanto spalancano le finestre e sbottano con le compagnie di ragazzi riuniti sotto casa supplicando un po' di silenzio. Il prezzo che pagano non si misura solo in notti perse ma anche in soldi: per mettere i doppi vetri alle finestre o per installare l'impianto di aria condizionata per poterle tenere chiuse.

PREZZI PRECIPITATI

A risentire degli effetti collaterali della movida fuori controllo è anche - e soprattutto - il valore della casa. In tanti, esasperati dopo un'estate insonne, cercano di vendere l'appartamento sopra il pub di turno, magari con ancora tre quarti di mutuo da pagare. Ma, beffa delle beffe, non ci riescono senza rimetterci atri soldi. L'eccesso di decibel si traduce anche in un allungamento dei tempi per vendere e in un crollo del valore dell'appartamento fino al 20% in meno. A valutare l'impatto del rumore sul listino prezzi immobiliare è uno studio realizzato dal gruppo Gabetti che ha scattato una fotografia piuttosto inquietante: a Milano, ad esempio, un immobile in centro ma a ridosso di una zona rumorosa può valere dal 12 al 17% in meno rispetto a una casa a pochi isolati di distanza. A Roma la forbice si muove fra il 13 e il 20%. Secondo gli agenti immobiliari (un centinaio quelli intervistati), le case a ridosso di pizzerie all'aperto o dei pub con dehors devono essere proposte con lo sconto per poter essere piazzate e bisogna mettere in conto una trattativa che va avanti almeno sei mesi, al ribasso, rispetto alle tempistiche tradizionali per quella determinata zona o tipo di appartamento. Anche perché chi acquista si rende immediatamente conto che pure la ricerca di parcheggio può essere un guaio nei quartieri della notte. E così, anche lo stabile d'epoca con ballatoio ristrutturato, o la mansardina tipica arredata alla perfezione perdono il loro appeal e non c'è verso di rivalutarli fino a quando i migliori pierre della città non decidono di dirottare la movida da un'altra parte. Quasi avessero più potere loro delle regole immobiliari.

I tempi lunghi per disfarsi dell'appartamento rumoroso comportano anche un'altra spesa: l'anticipo di una caparra per aggiudicarsi la nuova casa, che molto spesso va persa a causa del protrarsi del periodo di trattativa.

SALUTE ADDIO

Gli inquilini prigionieri del caos ogni tanto faranno pure la parte dei guastafeste ma, a mettersi nei loro panni, c'è da diventare pazzi. Un conto è perdere una notte di sonno per la festa di un vicino rumoroso, un altro conto è convivere tutte le sante notti della settimana con i rumori dei locali notturni. Roba da esaurimento nervoso. Lo dice anche l'Organizzazione mondiale della sanità, che denuncia: «Più del 30% delle persone è esposto a livelli di rumore superiori a 55 decibel durante la notte». Per capirsi, la quantità di decibel perché si possa parlare di quiete e di risposo non deve superare i 30 decibel. Il problema è che non si tratta solo di fastidio o di convivenza difficile. Il rumore e la mancanza di sonno possono provocare anche guai (seri) di salute: abuso di sonniferi, malattie cardiovascolari, stress, nevrosi, problemi a livello cognitivo durante il giorno e di conseguenza calo del rendimento nello studio o nel lavoro. Per non parlare dei costi: per visite mediche, farmaci e aggiustamenti nell'appartamento.

LA NUOVA LEGGE

Contro la movida selvaggia ogni comune adotta le sue misure: stabilisce gli orari entro cui la musica deve finire, i decibel che non deve superare. Pena: multe, sanzioni, obbligo di adeguamenti «fonici» e perfino chiusure.

Ma per gli amanti della vita notturna una buona notizia sembrerebbe essere nascosta nelle pieghe dell'ultima legge di Bilancio. Una norma, introdotta durante l'esame in Senato, stabilisce che il livello dei rumori dovrà corrispondere ai criteri della legge quadro sull'inquinamento acustico, mentre finora si faceva riferimento all'articolo 844 del codice civile che lasciava valutare al singolo giudice se i livelli dei decibel erano accettabili o no. «La situazione in realtà cambia poco - spiega Silvano Baselli, rappresentante della Federazione italiana dei pubblici esercizi - perché questo codicillo riguarderà solo le cause civili, cioè il 3-5% del totale e perché la discrezionalità del giudice resterà comunque alta».

Tuttavia il provvedimento non contiene solo cavilli burocratici. Tanto che cambia anche l'unità di misura con cui si calcola il rumore: d'ora in avanti non si parlerà più solo di decibel ma di Leq, il livello equivalente. Significa che il livello del rumore sarà valutato tenendo conto solo della sorgente da cui le emissioni provengono (ad esempio le casse di un impianto acustico) e non del rumore ambientale percepito (le voci, la gente che canta).

In sostanza, non si potranno superare i 55 Leq dalle 6 alle 22 e i 45 Leq dalle 22 alle 6 del mattino: non sono parametri alti ma almeno sono certi per tutti. «È proprio questo il punto - spiega Fabrizio Coniglio, presidente del Coordinamento nazionale No degrado e mala movida - La legge serve anche al locale che così sa fin dove può arrivare e la decisione non viene lasciata tutto nelle mani della soggettività di un inquilino stressato, di una rilevazione o di un giudice che reputa accettabili o meno i livelli di rumore. In questo modo si eviterà anche di far durare le cause per anni».

«Con la nuova legge - spiegano i tecnici dell'agenzia per l'ambiente Arpa, che escono su chiamata per misurare il rumore nei luoghi sospetti - può quindi cambiare qualcosa per quanto riguarda il concetto di 'normale tollerabilità' e quindi l'interpretazione che può darne un magistrato. Non cambia invece nulla per quanto riguarda i limiti sull'inquinamento acustico che sono quelli cui fa riferimento Arpa nella sua attività istituzionale».

A chiamare i tecnici solitamente sono gli inquilini esasperati dalla movida notturna, o dai rumori di un cantiere al di fuori degli orari normali. Tante le richieste in corrispondenza di concerti estivi ed eventi all'aperto. «Per gli eventi temporanei, come concerti e manifestazioni varie, vengono generalmente richieste deroghe ai limiti di legge, deroghe che sono limitate alla durata della manifestazione. Non si applicano quindi i limiti previsti per le attività permanenti» precisano i tecnici. «Per avviare una nuova attività occorre presentare una valutazione preventiva di impatto acustico, che dimostri il rispetto dei limiti per i livelli di rumore. Anche nel caso di eventuali misure successive, è necessario che queste dimostrino che l'attività si svolge nel rispetto dei limiti. In caso contrario, segue una sanzione amministrativa».

QUANDO È REATO

Per stabilire se un rumore può essere considerato reato (anche penale, al pari di una molestia) o se si tratta di un illecito civile non ci si deve basare, come potrebbe essere facile pensare, sulla sua entità. La soglia di «intollerabilità è uguale sia in campo penale sia in campo civile. Gli estremi perchè si configuri un reato scattano quando vengono molestate un numero indeterminato di persone. Nei casi in cui il rumore venga avvertito solo dai vicini della porta accanto, non è possibile sporgere denuncia perchè il rumore che genera fastidio, nonostante sia illecito, assume la misura esclusiva del risarcimento, niente di più. In queste situazioni si ricorre semplicemente a un avvocato o si chiedono i danni in tribunale, assieme all'inibizione dei rumori per il futuro. Se invece il rumore viene avvertito dall'intero condominio, anche se si tratta «solo» di un cane che abbaia di notte, allora si procede per illecito penale e ci si può rivolgere alle forze dell'ordine.

Commenti

caren

Mer, 17/07/2019 - 19:05

Questa, è una delle tante facce della politica scellerata, che in un modo o nell'altro, ha lasciato intendere a molti che si può fare quello che si vuole, dovunque e comunque, infischiandosene delle esigenze sacrosante degli altri, che devono subire.

seccatissimo

Gio, 18/07/2019 - 04:34

I CRIMINALI acustici responsabili della vita infernale dei propri simili, non sono solo i titolari dei locali pubblici descritti nell'articolo, ma pure i legislatori inetti, le autorità comunali insensibili, la polizia locale e "last but not least", i giudici dei tribunali troppo lenti e senza coraggio !