Sotto il Palatino le origini dell’Annunciazione

Nica Fiori

La sublime bellezza dell’Annunziata di Antonello da Messina attira in questi giorni numerosissimi visitatori nelle Scuderie del Quirinale, ma non tutti ricordano che il 25 marzo è la sua festa. Si tratta in verità di una data particolare, che venne scelta inizialmente per celebrare la Pasqua, ma poi, stabilito che il Natale di Cristo doveva essere il 25 dicembre, lo stesso del Sole Invitto, calcolando a ritroso i nove mesi della gestazione di Maria, si decise di fissare in questo giorno l’Annunciazione.
Anche questa festa cristiana, come molte altre, ha voluto cancellare antichi riti pagani legati al calendario astronomico. Nel periodo dell’equinozio di primavera si festeggiavano a Roma i misteri di Cibele, la Madre degli dei di origine anatolica, il cui nero simulacro era stato trasportato da Pessinunte nel 204 avanti Cristo nel corso della Seconda guerra punica e collocato in un tempio sul Palatino. I misteri culminavano con la rievocazione della morte e della resurrezione di Attis, un dio frigio della vegetazione strettamente associato alla dea. Secondo il mito, Attis fanciullo era stato esposto sulle rive del fiume Sangario, dove fu scoperto da Cibele, che si innamorò perdutamente di lui. Quando in seguito il giovane decise di sposarsi con una donna, la dea, colta da terribile gelosia, lo fece impazzire spingendolo a evirarsi il giorno stesso delle nozze. Il giovane morì dissanguato, ma Cibele, pentita, ottenne da Zeus la sua resurrezione.
Secondo una versione del mito, Attis era in realtà figlio di Cibele, nato da un melograno reso fertile dal sangue della dea. Alla sua morte si era trasformato in un pino sempreverde. Per questo motivo i cosiddetti «dendrofori», ovvero i portatori dell’albero, trasportavano in processione solenne sul Palatino un pino avvolto in bende come un cadavere. Dopo due giorni di digiuno e lamenti funebri, i sacerdoti di Attis si flagellavano e quelli che aspiravano a diventare sacerdoti si eviravano con una pietra tagliente, mentre gli iniziati venivano battezzati col sangue di un toro sacrificato. Questi violenti riti si concludevano con banchetti e mascherate a carattere orgiastico, celebranti il dio risorto, ovvero il suo ritorno alla Grande Madre subito dopo l’equinozio e in termini solari il passaggio del sole dallo zodiaco meridionale a quello settentrionale.
La festa della resurrezione di Attis cadeva proprio il 25 marzo, data che, come evidenzia Alfredo Cattabiani nel suo Calendario, corrisponde non a caso all'Annunciazione di Cristo, in quanto «prelude alla sua Passione, Morte e Resurrezione». Così come i riti di Attis erano dedicati al Figlio e alla Madre, anche l’Annunciazione divenne una festa «di Cristo e della Vergine», anche se poi nel linguaggio popolare è diventata per tutti l’Annunziata.