Sotto la spada del Profeta

La voce lo colpisce all’improvviso. Nella grotta sul monte Hira, vicino alla città santa della Mecca, un uomo di quarant’anni sente la parola di Dio. È un ordine: «Grida, in nome del tuo Signore che ha creato l’uomo da un grumo di sangue. Grida! Ché il tuo Signore è il generosissimo, Colui che ha insegnato all’uomo ciò che non sapeva». Allah chiamava il suo diletto, il sigillo dei profeti. Il suo nome era Muhammad, orfano dall’età di sei anni. Di mestiere aveva fatto il carovaniere, prima di sposare una ricca vedova, Khadiga. Ma nulla sarebbe stato più come prima, perché la Parola di Dio doveva essere pronunciata, ripetuta, diffusa. E il profeta, dopo la tradizionale titubanza, cominciò a parlare.
Come d’abitudine, non fu accolto: a parte qualche parente stretto (la moglie, uno zio, un cugino), alcuni mercanti e schiavi, i quraysiti - la tribù politeista dominante alla Mecca, con il grande santuario della Ka’ba e i suoi oltre 300 idoli - non vollero saperne di questo novello inviato divino che predicava l’unicità assoluta di Dio e la sottomissione totale al suo volere. Che poi significava assoggettamento al suo profeta, latore dell’unico vero «miracolo» islamico, il Corano.
Si giunge alla rottura: Maometto si allea con Yathrib, la grande oasi d’Arabia a 350 km verso Nord-Est, e fugge alla chetichella. A piccoli gruppi i suoi settanta seguaci lasciano la Mecca: è il 16 luglio del 622 dell’era cristiana, il primo giorno dell’anno 1 del calendario lunare musulmano. È l’égira, un po’ emigrazione e un po’ fuga.
Yathrib diventa Medina, la «città del profeta». Maometto ne è capo politico e legislatore. E comandante di guerra: nel 624 una ricca carovana della Mecca è depredata segnando l’inizio delle maghazi, le campagne militari del profeta. L’anno successivo conosce la sconfitta e deve subire l’assedio dei meccani. Quando si ritirano può organizzare la conquista ma non ce n’è bisogno: i quraysiti si sottomettono e nel 630 il profeta entra senza colpo ferire alla Mecca. Tuttavia le guerre si estendono ormai a tutta la penisola arabica: chi non si assoggetta pagando il tributo è espulso o massacrato. Perché la terra si divide in due: il sottomesso a Dio, muslim, e l’infedele, kafir; il dar al-Islam, «territorio della sottomissione», e il dar al-harb, «della guerra».
Tutta l’Arabia è dunque islamica. È finito il tempo della guerra? Il volere di Maometto non è chiaro: lancia alcuni attacchi verso Nord ma fallisce e si ferma. E poi muore, l’8 giugno del 632. Come gestire la «teocrazia» da lui instaurata? Qualche tribù ritiene sciolto il patto con il profeta e si dissocia: è la ridda, la defezione e l’apostasia. Ma è un grave errore pagato con il sangue, perché non si può recedere dalla sottomissione, l’Islam può solo avanzare, mai retrocedere. È la religione perfetta, nuova perché antica: è la vera religione affidata ad Abramo e tradita dagli ebrei; è il Verbo affidato a Gesù e traviato dai cristiani, che lo credono Dio mentre Allah «è l’unico, non genera e non è generato, non c’è nessuno che gli è simile» (sura 112). Figurarsi una Trinità. Così i primi califfi, i «successori e luogotenenti» del profeta e di Dio, eletti tra molteplici contrasti dalla umma, la comunità islamica, lanciano la guerra santa fuori dall’Arabia.
Relativamente poco numerosi e non dotati di nuove tecnologie, i musulmani sono guidati da generali giovani e geniali contro gli stanchi Imperi del passato: Bisanzio e la Persia sasanide, stremate da secoli di guerre reciproche. È l’inizio di una conquista spettacolare e di un Impero dall’Asia all’Atlantico: Siria (638), Mesopotamia (641), Egitto (646), Nord Africa (698), Spagna (711), la via della seta e le isole del Mediterraneo. Poi il maremoto si ferma, arenato da qualche sconfitta (Costantinopoli resiste due volte e recupera l’Asia Minore, i franchi vincono a Poitiers nel 732 e a Narbona nel 759, i cinesi non stanno a guardare) e da vari problemi interni: i dominatori rappresentano solo il 5 per cento delle popolazioni conquistate e bisogna islamizzarle; inoltre la geopolitica musulmana si è complicata tra sunnismo, sciismo e kharigismo.
Si riprenderà più volte: tra battute d’arresto e ripiegamenti parziali, quella grande ortoprassi che è l’Islam continua ancora oggi nel suo progetto di sempre.