«Un sottosegretario con delega piena al cluster marittimo»

Albertoni: «La politica capirà l'importanza di un grande comparto che vale 45 miliardi»

Antonio Risolo

C'era una volta il ministero della Marina Mercantile. Funzionava. Ma è storia trita e ritrita: in Italia si butta a... mare tutto ciò che funziona. Resistono soltanto gli enti inutili.

L'ennesimo appello alle Istituzioni centrali parte dalla Federazione del Mare, l'organizzazione che riunisce il cluster nazionale delle attività marittime, nautica da diporto compresa.

In breve: bisogna creare un coordinamento politico-amministrativo dedicato alle attività marittime. Perché l'Economia del Mare, inglobata e ingessata com'è in quel ministero-matrioska, detto delle Infrastrutture e dei Trasporti, non ha alcuna possibilità di sviluppo. Più semplicemente campa d'inerzia.

«Chiedere oggi un ministero dedicato - spiega al Giornale di Bordo Anton Francesco Albertoni, vice presidente della Federazione del Mare e past president di Ucina - non ha più molto senso. Al neo ministro dei Trasporti chiediamo un sottosegretario con una delega piena per il Mare. In alternativa un dipartimento dedicato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri».

In ogni caso - sostiene la Federazione - serve una struttura che sappia leggere e innovare la passata tradizione del ministero della Marina mercantile, mettendo nuovamente a sistema la gestione dell'intero cluster marittimo, i cui aspetti sono oggi dispersi tra diverse amministrazioni che ne soffocano lo sviluppo. Una struttura, però, governata da un team di provata esperienza perché la valorizzazione della marineria deve essere recepita come fattore di sviluppo del Paese.

«Dobbiamo tornare a considerarci una nazione marittima - aveva detto Mario Mattioli al momento della sua elezione alla presidenza della Federazione del Mare - per affrontare le sfide che ci attendono nei prossimi anni, anche in Europa».

«Negli ultimi vent'anni non si è mai riusciti a capire quanto potrebbe essere il vero valore aggiunto di un supporto di conoscenze e competenze al nostro settore - aggiunge Anton Albertoni - La grande fatica di tutte le associazioni di categoria, e quindi della Federazione del Mare che le rappresenta, è sempre stata quella di far comprendere alla politica il grande valore aggiunto che il Mare può dare come posti di lavoro e grandi competenze». Per Albertoni, quindi, «occorre avere interlocutori dedicati, come una direzione forte e autonoma», perché stiamo parlando di un'Economia del Mare che vale almeno 45 miliardi di euro, ma dal potenziale inestimabile se supportata da politiche serie.

«Questo - conclude Albertoni - è un comparto che con pochi investimenti rende tanto. Ha il più alto moltiplicatore in assoluto: dalla nautica ai trasporti, dalla portualità al crocieristico. A breve ci confronteremo con il nuovo esecutivo. La Federazione resta filogovernativa. Ma in primo luogo dobbiamo pensare alle imprese, ai posti di lavoro, a scalare le classifiche mondiali dell'export. Per ora mi sento di escludere che si ripetano gli errori del passato».