Spaghetti e mafia: per i francesi è la solita Italia

Dal convegno del «Prix Grinzane France» emerge che la nostra letteratura resta vittima di vecchi stereotipi Premiato Cerami per «Un borghese piccolo piccolo»

Parigi - È Vincenzo Cerami, con Un borghese piccolo piccolo, il supervincitore della seconda edizione del Prix Grinzane Cavour. Il riconoscimento gli è stato consegnato ieri sera all’Istituto italiano di cultura di Parigi dall’ambasciatore italiano Ludovico Ortona, alla presenza di Giorgio Ferrara, direttore dell’Istituto, e del professore Giuliano Soria, presidente e ideatore del premio.
Gli studenti dell’ultimo biennio di otto istituti superiori di Parigi in cui si insegna la lingua italiana, in qualità di giurati hanno scelto Cerami in una rosa di romanzi finalisti che comprendeva Una lunga estate di Alain Elkann, Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria, di Rosetta Loy, e Alborada, di Gianni Riotta.
I giovani francesi hanno dunque optato per il libro dell’allievo di Pasolini (Cerami lo ebbe come professore d’italiano alle medie), un romanzo che in Italia uscì nel 1976 con prefazione di Italo Calvino. Mario Monicelli ne trasse un famoso film, protagonista Alberto Sordi, ancora una volta chiamato a interpretare l’italiano medio, piccolo o grande che sia, ma comunque «stereotipato». E proprio questa immagine letteraria «standardizzata» dell’Italia è stata al centro di un convegno che ieri mattina, alla Maison d’Italie, ha preceduto la consegna del Grinzane France. Tema: «Letteratura italiana contemporanea, tra edizione e traduzione».
Quale letteratura «passa» in Francia, in un mercato che anche in questo settore si sta globalizzando (pur se classici come Leopardi e Manzoni qui sono stati pubblicati solo da pochi anni)? «Hanno successo i giallisti come Camilleri e Faletti - spiega Ivano Marchi, direttore dell’Istituto italiano di cultura di Lione - perché vince sempre l’immagine dell’italiano spaghetti, mafia e corruzione». Non c’è allora più buona letteratura da esportazione (ricordiamo che il Grinzane France è riservato a opere di narrativa italiana tradotte Oltralpe negli ultimi due anni)? Per il critico letterario e teatrale Guido Davico Bonino sembrerebbe non esserci più la letteratura tout court. E la colpa è degli editori: «Con la primavera è iniziata la disseminazione anemofila, ovvero il vento che trasporta i semi ovunque. E il vento, si sa, non sa leggere. Come gli editori che ormai pubblicano ogni cosa, ovvero una quantità mostruosa, cioè orribile e stupefacente allo stesso tempo, di romanzi, dei quali soltanto un paio potrebbero passare il vaglio dei lettori. Non quello dei critici, ormai scomparsi o chiusi in casa per il troppo vento».
Da qui l’invito a recuperare una narrativa di stile: «La grande letteratura dagli anni Venti ai Sessanta. Invece cadono i centenari di Moravia e Brancati e nessuno finora ha aperto bocca». Un orizzonte reso meno pessimista quello di Alain Elkann: «È terribile vedere negli elenchi dei best seller Moccia, Camilleri, Faletti. Ma credo che oggi in Italia ci sia ancora una critica giovane, viva, militante, che non si è chiusa in casa».
Polemiche a parte, resta la filosofia «fertilizzante» del Grinzane Cavour: «Il nostro non è semplicemente un premio letterario - ha detto Giuliano - ma ha anche l’ambizione di legare territori e culture, di donare ai giovani il gusto del romanzo contemporaneo».