La Spagna è in caduta libera, Zapatero affonda

Madrid«De Guatemala a Guatepeor» si dice in spagnolo per spiegare come dalla padella si sia saltati sulla brace. E con le braci di «guatepeggio» ha lottato ieri il governo socialista spagnolo illustrando i nerissimi dati economici del 2009 che hanno confermato uno dei peggiori anni vissuti recentemente dagli spagnoli e hanno allontanato le speranze di una rapida ripresa. Il governo ha allora annunciato un piano di tagli da 50 miliardi che lo stesso Zapatero aveva anticipato al foro di Davos per difendersi dagli attacchi di economisti come Nouriel Roubini, convinto che il Paese si trovi in una situazione «peggiore di quella della Grecia».
Ieri è toccato alla ministra dell’Economia Elena Salgado prendere il toro per le corna ed annunciare dati e misure. Secondo l’economista infatti, l’anno si è chiuso con un il Pil al -3.6% che rimarrà negativo anche quest’anno (-0.3%), lasciando la Spagna sola tra i grandi paesi Ue già usciti dalla recessione. Malissimo è andata anche la disoccupazione spagnola, che ha toccato quota 18.8% e che, per il governo, potrebbe superare il 20% nel 2010. Solo l’anno scorso infatti più di 1.1 milioni di spagnoli hanno perso il lavoro, facendo toccare il record storico di 4.32 milioni di persone inattive nel Paese.
La differenza rispetto all’anno scorso è però che adesso la crisi inizia a far sentire il suo peso sui conti pubblici. Le scarse entrate dovute alla crisi, gli aiuti alla disoccupazione (circa 3 milioni di persone riscuotono gli assegni) ed i piani di stimolo economico, hanno infatti zavorrato i conti dello Stato, fino a pochissimo tempo fa in orgoglioso surplus. Secondo quanto detto ieri dalla stessa Salgado, il deficit pubblico è infatti arrivato nel 2009 al 11.4% del Pil, quasi due punti sopra le previsioni del governo, e quasi il triplo del 4.1% del 2008.
Il governo è dovuto così correre ai ripari e usare la scure per decurtare la spesa. A dicembre il governo del premier Zapatero aveva infatti già eliminato gli sgravi di 400 euro sull’Irpef ed annunciato l’aumento dell’Iva dal 16 al 18%. Così, non gli è rimasto che annunciare tagli per 50 miliardi di euro spalmati su quattro anni. Alcuni di quelli più duri sembra li soffriranno gli impiegati pubblici, che poco tempo fa hanno firmato un contratto di categoria e che sono stati assunti anche come esempio di politica statale a favore dell’occupazione. Un coro unanime di proteste ha poi accolto la proposta di innalzare da 65 a 67 anni l’età a cui andare in pensione e di aumentare a più di 52 anni l’età per il prepensionamento, un'uscita che molte aziende stanno usando per i loro lavoratori. Anche questa proposta punta a mantenere in positivo il bilancio della Seguridad social, l'Inps spagnolo, il cui surplus è caduto del 40% solo nel 2009.
Quello di ieri è stato insomma un venerdì nero per gli spagnoli e anche per il governo, che ormai non può più far finta di non vedere la crisi, come il premier Zapatero provò a fare prima e dopo le elezioni del marzo 2008, quando ormai per tutti tirava aria di uragano. Il secondo mandato del socialista sembra infatti molto più compromesso del primo, e per di più coincide con la presidenza di turno della Ue.
Nel primo mandato iniziato nel marzo 2004, Zapatero iniziò la sua politica basata sull’aumento dei diritti civili e sociali, resa possibile dalla bolla immobiliare, che faceva crescere l'economia spagnola al doppio di quelle europee. Era l'epoca di quello che l'analista de La Vanguardia Enric Juliana ha definito il «socialismo Ikea: basso costo e montatelo tu come vuoi». Ovvero un epoca segnata dall’abbondanza economica per tutti e dal costante aumento delle libertà civili (matrimoni gay, divorzio express, ecc.).
Quello iniziato nel 2008 è invece un secondo mandato che sembra ogni giorno più lontano dal primo. La bolla immobiliare non fa più da volano a niente, ma ha lasciato solo conti da pagare (le aziende immobiliari devono circa 400 miliardi alle banche), le famiglie sono indebitate e molte sono senza lavoro (1.2 milioni ha tutti i membri attivi disoccupati). Quest’anno oltretutto finiranno per molti gli assegni di disoccupazione e, secondo il professore della Columbia Xavier Sala, questo potrebbe portare ad una seconda ondata di crisi, perché le famiglie senza entrate diminuiranno i consumi ed aumenteranno la morosità.
La crisi sembra insomma aver parcheggiato almeno momentaneamente il modello Zapatero. Il governo sta infatti rimandando leggi come quella sulla libertà religiosa, mentre si applica sempre più a fondo nel salvataggio dell’economia. Prima di tutto, bisogna rimanere a galla.