Spagna, ondata record di clandestini Il governo: li rispediremo tutti a casa

Soltanto nel weekend 1.770 arrivi, dopo che in agosto erano stati più di 5.000. Zapatero costretto a cambiare linea e a passare dalla solidarietà alle espulsioni

Roberto Pellegrino

da Madrid

L’emergenza clandestini in Spagna ha toccato ieri un nuovo record storico. Come riferisce l’Efe, la principale agenzia stampa spagnola, nel fine settimana appena trascorso la conta dei clandestini sbarcati ha raggiunto quota 1.770. Una cifra mai raggiunta precedentemente in un solo fine settimana. Alla mezzanotte di domenica scorsa sono state infatti 1.560 le persone intercettate e scortate a riva dalla Guardia civil: clandestini in maggioranza provenienti dai Paesi della fascia subsahariana.
Ma nelle ultime ore è arrivato il bollettino ufficiale, che si è dimostrato un vero schiaffo per il governo di Luis Zapatero, se si considera che in agosto il numero di clandestini sbarcati nell’arcipelago delle Canarie aveva superato quota 5.000. La vicepremier e ministro degli Interni, Maria Teresa Fernandez de la Vega, nel commentare con notevole imbarazzo questi numeri, ha dichiarato senza troppi convenevoli: «Tutto quello che entra in modo irregolare in Spagna, prima o poi ne dovrà uscire», sottolineando che un simile avvertimento non è indirizzato soltanto a chi approda illegalmente sulle coste spagnole, ma anche a quei Paesi da cui i clandestini provengono e che permettono o sono complici di un simile traffico umano.
Gli ultimi arrivi hanno fatto dire a Paulino Rivero, della Coalizione Canaria (Cc), che la situazione è ormai una «catastrofe umanitaria» fuori controllo.
La dichiarazione del ministro degli Interni contrasta con la politica di accoglienza dimostrata in precedenza dal governo Zapatero, e che è indice dell’alto livello di crisi legato agli sbarchi dei clandestini raggiunto nel Paese. Già in serata, alle affermazioni del vicepremier si sono aggiunte altre note meno ufficiali provenienti dalla Moncloa, che confermano come il governo Zapatero questa volta ha deciso di usare la mano pesante per arginare l’ondata di clandestini, non escludendo in futuro anche l’intervento della Marina Militare. E il ministro degli Interni, Alfredo Perez Rubalcaba, ha detto alla commissione Interni del Parlamento che dall’inizio dell’anno sono stati espulsi verso i Paesi d’origine 52.727 immigrati illegali.
Gli ultimi numeri del resto hanno contribuito a esasperare la questione e a regalare feroci mal di testa a Zapatero: se in tutto il 2005 erano approdate carrette del mare cariche di poco più che 5.000 clandestini, tra uomini, donne e bambini, alla fine di agosto gli arrivi superavano già le 20.000 unità, una cifra che si è quadruplicata in meno di un anno e che non è passata inosservata all’opinione pubblica. In precedenza l’anno peggiore era stato il 2002, con 9.929 clandestini ospitati nei centri d’accoglienza delle Canarie.
Davanti a una presa di posizione così rigida si è dimostrato completamente inutile, se non imbarazzante, l’accordo siglato a luglio da Zapatero che, interrotte le vacanza a Lanzarote a seguito dell’emergenza incendi in Galizia, era corso dal governatore delle isole Canarie per presentare un piano in accordo con la Guardia civil per rafforzare i controlli nelle acque spagnole. Il premier in quell’occasione, con uno sfoggio di ottimismo, aveva invitato alcuni rappresentati dei Paesi subsahariani a collaborare per arginare questa ondata d’immigrati. Ma l’appello del premier è caduto nel vuoto, e ha probabilmente mandato su tutte le furie la vicepremier De la Vega, da sempre considerata poco indulgente nei confronti dei clandestini.
In Spagna, intanto, la febbre provocata dai clandestini aumenta: secondo un sondaggio della radio Cadena Ser sulla questione, gli immigrati illegali rappresentano attualmente la principale preoccupazione per gli spagnoli, più del terrorismo internazionale e della situazione dei contratti di lavoro precari. Tuttavia, dinanzi a tale emergenza, il premier Zapatero, incassata la disfatta degli accordi di luglio, già la settimana scorsa aveva deciso di promuovere per la fine di settembre una conferenza ministeriale dei Paesi del sud dell’Europa proprio per fare il punto sul problema e sensibilizzare i Paesi membri dell’Unione europea, visto le spallucce ricevute dai governi della fascia subsahariana.
In attesa di nuove dichiarazioni del premier, ora si guarda al decisivo cambio di rotta del governo Zapatero che questa volta dovrà dimostrare che non intende fare ulteriori appelli a vuoto.