"È sparito il senso della conquista"

Nei giovani non c'è più il gusto di ottenere le cose grazie agli sforzi

Al di là del desiderio di possedere qualcosa che non si possono permettere, al di là del valore economico degli oggetti, cosa spinge i ragazzini a rubare in un negozio rischiando la denuncia? Ne abbiamo parlato con Stefano Di Carlo, psicoterapeuta a Bolzano, Trento e Verona, che sostiene la teoria secondo cui gli adolescenti siano «cactus da abbracciare».

Dottor Di Carlo, perché gli adolescenti rubano?

«Il furto negli adolescenti difficili ha un significato variegato e complesso. Può significare la difficoltà che si sperimenta a crescere e doversi basare esclusivamente sulle proprie forze. L'oggetto riempie un'assenza di capacità e rimanda indietro la fatica del doversi conquistare qualcosa con le proprie forze».

E invece quando vengono rubati oggetti che valgono due o tre euro, cosa scatta nella mente dei ragazzi?

«Quel tipo di furto assume un significato simbolico di potenza, destrezza, forza, capacità. Ci si reputa bravi e furbi per essere riusciti nell'impresa. L'oggetto rubato diventa quindi un trofeo di guerra da esibire e mostrare con orgoglio al gruppo dei pari o alla banda d'appartenenza».

Come un rito di iniziazione?

«Si manifesta anche un'identità di genere. Per i maschi la forza, la nascente virilità e la destrezza del rubare. Per le ragazze il mostrare la propria femminilità con i vestiti o gli oggetti sottratti agli altri».

Oltre ai furti nei negozi, le baby gang prendono di mira anche i coetanei.

«Le vittime predilette sono i figli di papà, gli sfigati, i ricchi e i secchioni. Sono quei compagni distanti da loro anni luce per impegno, rispetto delle regole e buona educazione. È come se si volessero vendicare di non poter o voler essere come loro, che sono apprezzati nel contesto scolastico o sociale dove vivono. Allora rubano per partito preso, per andare contro qualcuno, contro chi comanda, contro l'adulto che vuole dominare».

Quanto conta l'adrenalina data dal senso della sfida?

«Conta. Si cerca la sfida con la legge, con i suoi rappresentanti. In questa sfida c'è la gioia sadica di farla franca, di vedere sconfitti tutti quelli che loro non apprezzano e combattono, perché esigenti e diversi. L'urgenza e la spinta dinamica delle motivazioni di base annulla la capacità di prospettarsi le conseguenze dei propri comportamenti devianti e saper dilazionare nel tempo la soddisfazione dei veri bisogni contro quelli falsi che la stessa società propina insistentemente».

Ovviamente una società improntata sull'avere non aiuta questi giovani a superare il periodo di difficoltà.

«Questi adolescenti difficili sono figli e schiavi di questa società del benessere che, se da una parte abbaglia con i sogni del piacere e delle soddisfazioni, dall'altra non permette di avere gli strumenti per acquistarli o per prenderne le distanze in maniera matura».