A spasso lungo la Martesana tra palme e abbazie del 1140

Da piazza Costantino a Melchiorre Gioia, dove i milanesi si sfidavano a duello

Massimo Piccaluga

Rondini a pelo d'acqua. Rane nei canneti. Libellule turchine in volo. Dove? In piena Milano, lungo i circa tre chilometri e mezzo di pista ciclopedonale che affianca il canale Martesana, da piazza Costantino a Crescenzago, fino a via Melchiorre Gioia. Lungo l’insolita passeggiata si contano nove orti, cinque canneti, 19 roseti, alberi di ciliegio, salici piangenti e fichi. Questo tratto di Martesana, che scompare definitivamente nel «foppone» di Melchiorre Gioia, è la parte milanese dei circa 38 chilometri di tracciato che nasce dal fiume Adda all’altezza di Cassano. Ed è il più imprevedibile, perché in città certe cose non se le aspetterebbe nessuno. Ad esempio? Qui abitano 13 coppie di gallinelle d'acqua e 10 di germani, mentre ogni tanto i guizzi di triotti e scardole attirano l'attenzione dei passanti.
La passeggiata può iniziare in via Domenico Berra, uscita stazione Crescenzago della MM2. Qui si respira ancora l'atmosfera di un borgo dominato dall’abbazia di Santa Maria Rossa. La chiesa è del 1140 e al suo interno, nella Cappella del Battistero, c'è un poco conosciuto capolavoro del Bergognone raffigurante le sante Caterina, Cecilia e Agnese. In piazza Costantino ci si immette lungo la sponda del Naviglio Martesana. Di quello che una volta fu il porticciolo di Crescenzago resta solo un vecchio fabbricato sulla sinistra, prima di Villa Pallavicini. Nell’Ottocento si chiamava Ditta Mangili ed era un opificio con la stamperia di stoffe.
Tenendo il passo della corrente, in 40 minuti si arriva in Melchiorre Gioia. Sfilano a fianco case di ringhiera della vecchia Milano, fabbriche dismesse, ciminiere e depositi. Si passa sotto ponticelli dove nidificano le rondini, ci si imbatte in alberi di robinia, fitte siepi di sambuco, palme, banani e un parco di 200mila metri quadrati. Tutto il percorso è attrezzato con panchine e non mancano due ristoranti incastonati nella fitta maglia di case rivierasche, abitate fino a metà ’800 dai mestieranti del borgo: fiaccherai, cocchieri e fabbricanti di scope.
Il ponte che attraversa il canale sulla via Dolomiti risale al 1780 ed è sotto vincolo monumentale per la sua sagoma a schiena d’asino e il conglomerato di sabbia e ghiaia con cui venne costruito. Attraversandolo si giunge in piazza Piccoli Martiri di Gorla, dove fino al 20 ottobre 1944 c’era la scuola elementare che fu distrutta sotto un bombardamento degli Alleati: morirono 184 scolari e 14 maestri, ricordati al centro della piazza da una scultura di Remo Brioschi. Riprendendo il lento corso della corrente in direzione Gioia si arriva di fronte a un grande orto con alberi da frutto, pomodori ma anche crocus, giacinti, oleandri e giardini in pietra. Vicino ai giardini pubblici, un vecchio tram serie 1928 è tornato in servizio come bar all'aperto. L’incanto non è ancora rotto: il caffè Martesana, coi tavolini sotto un vecchio glicine, è situato nel complesso che ospitava la «Cassina di’ Pomm», ampio deposito ortofrutticolo dove i barconi scaricavano frutta e verdura proveniente dalle campagne dell’Adda. Tutt’intorno c’erano boschetti e nebbia. Non per nulla fu il luogo preferito dagli ultimi duellanti milanesi che nei pressi della Cassina si sfidarono a colpi di sciabola e pistola fino a metà dell’Ottocento.