Spazi sofisticati nella casa di Alessandro Agrati

Il fondatore e patron di Culti: «L’arredo di un ambiente deve rispettare le nostre abitudini facendoci sentire protagonisti»

Antonello Mosca

Alessandro Agrati, fondatore e patron di «Culti», si può ben definire uno stilista per la casa. Uno stilista ispirato dalla filosofia della ricerca del benessere assoluto, inteso a livello fisico, emotivo e spirituale.
Così il suo mondo si articola in diversi settori: dalle collezioni di profumeria per la casa, di pezzi d'arredo, di oggettistica tessile, di complementi per l'esterno. Di recente il marchio comprende anche «spazi pubblici», come beauty farm, caffè relais e ristoranti.
Un personaggio eclettico Alessandro Agrati, ma uomo di grande gusto e raffinatezza, che ha sempre amato la sua casa e il suo modo di viverla.
«Ho sempre amato una interpretazione della casa - esordisce Agrati - che abbia sempre come riferimento il soggetto “individuo”, vero protagonista di questo spazio, uno spazio e tutta una serie di abitudini quotidiane che debbono essere rispettate, in maniera che ci si possa sentire a proprio agio in ogni momento e in ogni occasione. Un'altro elemento da me prescelto per caratterizzare un ambiente è dato ai percorsi luce, vale a dire dell'impiego della luce come strumento di decoro».
E a proposito degli stili?
«Credo che non si possa parlare di uno “stile da casa” o “per la casa”. Ogni casa lo porta già con sé, considerando che ogni contesto nel quale vive l'abitazione corrisponde necessariamente ad uno stile diverso di ambiente. In una casa in Provenza il decor adottato sarà provenzale, se la località è Saint Moritz lo stile più adatto sarà quello tipico dell'Engadina».
C'è un artista che ama particolarmente?
«Il tratto e la definizione del dettaglio, manifestazioni sempre decise, mi fanno amare Mario Sironi, che con il suo ritorno alle tradizioni figurative sfociò poi nel Novecento. Splendidi i suoi paesaggi urbani e le moderne periferie».
Qual è il cuore della sua casa?
«È un grande spazio dove ho deciso di concentrare tutti i miei libri, una sorta di studio dove amo trascorre il mio tempo libero, per ritrovare me stesso e le mie passioni, che in questo luogo mi appaiono più chiari e apportatori di nuove idee».
La disposizione dei vari ambienti nella sua abitazione è abbastanza insolita.
«Tutti i locali come il soggiorno, la camera da letto e la cucina stessa, sono stati concepiti come scenari aperti che guardano sempre verso l'esterno. In particolare questi tre locali non presentano finestre, ma grandi vetrate che danno la sensazione di creare una fusione di spazio tra interno e esterno. Così la casa vive un continuo divenire, fondendosi con la natura e mutando nel susseguirsi delle stagioni».
Ama cucinare?
«La mia passione è improvvisare, creando qualcosa che evochi la tradizione, ma reinventandola nello stesso tempo. Sono concetti che hanno ispirato la linea gastronomica per i miei Spa Caffè o per il Realis “La Sommità” che ho creato a Ostuni».
Colori e tessuti?
«In una parola sono grezzi, pietra a vista, legno e tessuti si fondono in un gioco di materiali e superfici, e quindi di sensazioni tattili che trasmettono determinate sensazioni, poi di colori che richiamano una idea assoluta di semplicità e naturalezza».
Ha disegnato mobili per sé?
«Nella mia casa ci sono pochissimi mobili, in modo che tutto sia al massimo della funzionalità, e li ho disegnati perché diventassero il ricovero dei miei pensieri quotidiani, del mio sentire la vita in casa».
Che ne pensa dell'arredamento proposto oggi?
«Penso sia troppo statico e con poca volontà di mettersi in discussione. I negozi, per come generalmente sono stati strutturati, non presentano la possibilità di potersi rinnovare, e tutto questo crea un appiattimento e una difficile personalizzazione».
Esiste per lei una casa ideale?
«La mia passione per la creatività mi fa immaginare e scoprire ogni giorno tante case ideali. È questo il "limite" di chi è sempre alla ricerca di soluzioni che siano edonistiche e funzionali».

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