"Spazio sperimentale con radici nel presente"

Carlo Ratti, direttore del Mit Senseable City Laboratory di Boston spiega il concept del Supermercato del Futuro e il ruolo dell'Internet of Things: "La conoscenza cambierà il rapporto fra produttori e consumatori"

"Le conseguenze dell'Internet of Things sono molteplici. Una di quelle che abbiamo cercato di esplorare nel Supermercato del Futuro di Coop a Expo 2015 è l'idea che i prodotti ci possano raccontare la loro storia", spiega Carlo Ratti, direttore del Senseable City Laboratory del Mit di Boston.

"Un'immagine che mi è sempre piaciuta è quella del signor Palomar di Italo Calvino che, immerso in una fromagerie parigina, ha l'impressione di trovarsi in un museo: Questo negozio è un museo: il signor Palomar visitandolo sente, come al Louvre, dietro ogni oggetto esposto la presenza della civiltà che gli ha dato forma e che da esso prende forma. Nel Supermercato di Expo, grazie a un sistema di tavoli interattivi e etichette aumentate, i prodotti informano il consumatore sulle proprie origini, storia e proprietà. I risultati sono un consumo più consapevole e un rapporto più diretto con il cibo".

Con quali vantaggi per il consumatore di domani?

"Crediamo molto nelle dinamiche dal basso. Informazione significa potere. La consapevolezza porta a un consumo attivo, decisivo nel ridisegnare la filiera, accorciando le strade del cibo e valorizzando i prodotti locali".

Le aziende agroalimentari e le catene di vendita dovranno cambiare approccio rispetto al consumatore: in quale direzione?

"Le aziende dovranno accettare la possibilità che i ruoli diventino più fluidi, che il consumatore consapevole possa essere anche venditore e produttore. Pensiamo infatti al Supermercato del Futuro come a un luogo di scambio, al pari di un antico mercato. Nella tradizione cooperativa italiana, abbiamo immaginato uno spazio per i produttori-consumatori, un'area dedicata al libero scambio in cui le dinamiche peer to peer ereditate dalla rete diventino realtà".

Lei definisce il Supermercato come spazio sperimentale, ma in quali tempi potrà diventare reale?

"Questo è proprio un punto chiave: non cerchiamo mai di prevedere il futuro. Sarebbe un esercizio futile, destinato a fallire o ad arricchire il già ampio archivio delle profezie mai avveratesi. Nei nostri progetti cerchiamo sempre di seguire le linee di quello che Buckminster Fuller, in un corso del 1956 al Mit, definì Comprehensive Anticipatory Design Science (Cads). Il lavoro di Fuller era guidato dall'idea che design, scienza e previsioni sul futuro andassero di pari passo. La sua opera ultima, il compendio Cosmography, descrive così il Cads: la funzione di quella che chiamo scienza del design è la soluzione di problemi attraverso l'introduzione di nuovi artefatti nell'ambiente".

"Ecco, vogliamo usare la progettazione - conclude Carlo Ratti - per esplorare possibili scenari futuri che hanno solide radici nel presente: mettere sul tavolo alcune idee e fare in modo che suscitino un dibattito aperto. Alan Key diceva: il miglior modo per predire il futuro è inventarlo. É un'operazione che deve essere svolta non dal singolo progettista, ma in modo partecipato".