Specole, astronomi e «lumi» per capire i segreti del cielo

«Quanno me godo da la loggia mia quelle sere d’agosto tanto belle ch’er celo troppo carico de stelle se pija er lusso de buttalle via, ad ognuna che casca penso spesso a le speranze che se porta appresso». È così che Trilussa descrive una notte di stelle cadenti, nel periodo di San Lorenzo. Un vero «monumento» alla tradizione capitolina di passare il 10 agosto a naso in su nel tentativo di esprimere un desiderio. San Lorenzo non è una festa esclusivamente romana, ma è una di quelle cui la città è più affezionata.
D’altronde, è qui che il santo fu martirizzato e custodite le sue spoglie. Tradizione vuole che le stelle - dette anche «fuochi» - siano lapilli caduti dalla graticola del martirio o lacrime del santo, capaci di realizzare i desideri di chi le veda. A farla amare ai romani non è solo la possibilità del «premio», quanto una lunga passione astronomica, che, tra fede e scienza, rimanda alla storia stessa della città. Basta guardarsi intorno per vederne le tracce. Si comincia dagli osservatori, più precisamente, da quello di Monte Mario, inaugurato nel 1938 a Villa Mellini. Con due cupole e una Torre Solare, la struttura ospita pure il museo Astronomico e Copernicano. Ad oggi, l’osservatorio è visitabile solo su appuntamento. La vocazione dell’area, però, rimane. È sul vicino belvedere, infatti, che si raduna il maggior numero di romani a San Lorenzo. Non mancano indirizzi «stellari» nei palazzi Vaticani: per la Torre del Mascherino, poi Torre dei Venti, il Papa fece costruire una meridiana. La sala è decorata da opere del Pomarancio. Alla bellezza si aggiunge la «magia». Nell’affresco che rappresenta la tempesta sedata, la bocca di Dio è un foro, da cui entra la luce che consente il funzionamento della meridiana. Studio astronomico d’eccellenza fu il Collegio Romano, che vide diverse visite di Galileo Galilei e ebbe tra i suoi astronomi Athanasius Kircher, autore, tra l’altro, dei quattro orologi solari conservati all’osservatorio di Monte Porzio Catone. Nel 1787, al Collegio fu realizzata la Torre Calandrelli, la cui fortuna è testimoniata dalla scelta del re di Sardegna Vittorio Emanuele I e Papa Pio VII di assistere da qui all’eclissi solare dell'11 febbraio 1804. Una meridiana fu costruita nel 1734 alla Torre dell’Orologio al Quirinale per il soggiorno di Anders Celsius. Da non dimenticare l'osservatorio di Trinità dei Monti e l’Audiffredi a Santa Maria sopra Minerva, oggi non più esistenti, come quello realizzato nell’Ottocento al Campidoglio, che per attività e fama entrò in concorrenza con il Collegio. Alla struttura è legata la modifica del computo delle ore, sancita da un colpo di cannone sparato, ogni giorno, dal 1846, a mezzogiorno da Castel Sant’Angelo, e poi dal 1905 dal Gianicolo. A dare il segnale all'artigliere erano gli studiosi del Collegio. Traccia di questa prassi è al Pincio nel busto di Angelo Secchi: sul basamento compare una scacchiera su cui si «aggiustava»la posizione - quindi, la precisione - del telescopio. Uno studio astronomico fu costruito pure sul tetto di Sant’Ignazio.
Non solo osservatori. A piazza Navona e Montecitorio sorgevano le più importanti fabbriche romane di ottica, rispettivamente di Eustachio Divini e dei fratelli Campani. Sul pavimento della basilica di Santa Maria degli Angeli si trova la meridiana settecentesca di Francesco Bianchini: un linea di bronzo in una fascia di marmo, ai cui lati compaiono segni zodiacali. A Campo Marzio, l’orologio solare di Augusto, che usava come gnomone l’obelisco in piazza Montecitorio, la cui ombra si stendeva tra via della Lupa e piazza San Lorenzo in Lucina per arrivare all’Ara Pacis al compleanno di Augusto. Da ricordare la meridiana di Villa Borghese che affaccia sul giardino segreto, quella di Borromini nei giardini del Quirinale.
Il cielo - perfino in ricostruzioni tridimensionali - si può ammirare, inoltre, al Planetario, tra lezioni e spettacoli «stellari».