"9 settimane e ½" compie 30 anni: curiosità sul film

Film culto e vero e proprio successo home video, "9 settimane e ½" compie 30 anni il prossimo 20 febbraio. Ecco alcune curiosità sul film

9 settimane e ½” spegne 30 candeline. Uscito in Italia il 14 febbraio del 1986, nonostante la pellicola non abbia riscosso particolare successo sul grande schermo, il film diretto da Adrian Lyne è diventato un vero e proprio cult con la distribuzione home video.

Allora spesso criticato per l'alta concentrazione di scene erotiche, “9 settimane e ½” può tuttavia definirsi il definitivo trampolino di lancio di due importanti carriere nel panorama hollywoodiano. Protagonisti assoluti del film, Kim Basinger e Mickey Rourke furono eletti infatti sex symbol della metà degli anni '80, aprendo loro le porte del grande cinema USA.

Benché noto ai più per la scena del cubetto di ghiaccio e per la graffiante colonna sonora di Joe Cocker, “9 settimane e ½” è tuttavia una pellicola ancora oggi piena di curiosità che, probabilmente, non sono poi così risapute. E quale occasione migliore per cercare di metterle insieme, se non il compleanno del film?

Innanzitutto, “9 settimane e ½” è la trasposizione cinematografica di un omonimo romanzo pubblicato nel 1978 da Elizabeth McNeill, pseudonimo dietro cui si cela l'autrice americana di origini austriache Ingeborg Day. A sua volta, il libro si basa su una storia vera vissuta in prima persona dalla stessa scrittrice.

Passando alle curiosità più strettamente inerenti alla produzione del film, durante le scene più spinte di “9 settimane e ½” sul set fu ingaggiato in qualità di consulente Ron Jeremy, noto porno-attore dell'epoca. Mentre, per le stesse scene particolarmente hard, furono utilizzate ben due controfigure femminili al posto di Kim Basinger, dalla scena dell'autoerotismo alla ben più nota sequenza del ghiaccio bollente.

Ancora, prima di cominciare le riprese, Mickey Rourke, il protagonista maschile, fu costretto a perdere 30 chili per poter vestire i panni di John Gray. Sempre sul set, inoltre, Kim Basinger fu messa psicologicamente a dura prova dal regista, che voleva così rendere l'interpretazione dell'attrice statunitense, in particolare le nevrosi e le sofferenze del suo personaggio, il più reali possibile.