Adam Driver e Scarlett Johansson rivaleggiano nel bellissimo "Marriage Story"

Una sceneggiatura magistrale e una gara di bravura tra interpreti rendono speciale un film che racconta come una storia d'amore possa sfociare in un divorzio da incubo

"Marriage Story", il nuovo film di Noah Baumbach presentato oggi in concorso al Lido e che vede per protagonisti Adam Driver e Scarlett Johansson è scritto, girato e recitato in maniera eccellente.

L'incipit è folgorante. Si viene calati nella profonda e complice quotidianità di una coppia attraverso la descrizione di ciò che amano l'uno dell'altra. Ascoltiamo la voce fuori campo di lui e di lei enumerare i pregi del partner andando anche a indicare i propri difetti.

Geniale la mossa immediatamente successiva di rivelare come quanto appena sentito sia frutto di un esercizio proposto dal mediatore che accompagna la coppia nel percorso verso il divorzio.

I due in questione si chiamano Charlie (Adam Driver) e Nicole (Scarlett Johansson). Lui è un regista teatrale, lei la prima attrice della sua compagnia. Abitano a New York, hanno un figlio e negli ultimi dieci anni hanno condiviso sia il privato che la professione. Quando alla donna arriva l'occasione di emanciparsi andando a girare una serie tv a Los Angeles, il finto equilibrio del loro matrimonio cede.

"Marriage Story" non è solo un film che colpirà chiunque abbia vissuto una simile parabola amorosa, ma un'autentica gara di bravura tra quelli che lo stesso regista, in conferenza stampa, ha definito "due magnifici atleti". Una scena su tutte lascia basiti ed è quella in cui Driver e la Johansson interpretano un confronto durissimo tra coniugi in cui si dà sfogo a bassifondi interiori insospettabili, di quelli che emergono solo quando la rabbia vince su tutto e trasporta letteralmente in uno stato alterato di coscienza.

Non è da meno Laura Dern, impegnata nella parte di un'avvocatessa che è una macchina da guerra: armata dell'empatia caricaturale di chi si atteggia subito a migliore amica, ha modi affettati e pronuncia con leziosa dolcezza una serie di frasi tanto lucide quanto taglienti. A questa specialista della manipolazione si deve un monologo a dir poco esilarante, in cui è enunciato in maniera colorita come la colpevole perfezione della vergine Maria abbia creato problemi alle donne.

Le figure femminili le cui eccentricità sono foriere di risate nel corso del film si sprecano: ci sono anche la madre e la sorella della protagonista, per non parlare di un'apatica assistente sociale che sembra avere più problemi personali di quelli delle persone che è chiamata a valutare.

Quel che si evince al termine della meravigliosa dissezione emotiva di coppia al centro di "Marriage Story" è che nessuno è colpevole e nessuno è innocente. Semplicemente, a un certo punto, l'amore sopravvissuto a incomprensioni, veleni e competitività diventa altro: amorevolezza. Quando nella geografia del cuore si sono ormai prese strade diverse, il sentimento resta nelle piccole attenzioni reciproche che nascono in un passato condiviso.