Addio a Rossella Falk l'ultima signora del teatro

Coraggiosa paladina delle scene, senza vezzi da diva, ha recitato per i più grandi registi, da Visconti a De Lullo. E al cinema per Fellini

È doloroso dire addio a una signora che ancora oggi i fan della prosa considerano più che la regina l'emblema del teatro italiano. Ossia di quella concezione del teatro che a partire dagli anni cinquanta è rimasta invariata agli occhi di chi identifica la scena col copione d'autore e la recitazione col trionfo assoluto della parola. Dato che di entrambe era padrona e unica star Rossella Falk. Che se n'è andata in silenzio nella sua bella casa che, ironia della sorte, faceva parte dello stesso edificio del Teatro Eliseo: tempio di quella scena che tanti anni fa era appannaggio inequivocabile di Luchino Visconti, che della Falk fu maestro accanto a un altro maestro, Orazio Costa. Ma adesso che l'ennesimo ictus ha avuto ragione dell'indistruttibile bellezza di una first lady che fino a pochi anni fa registi come Ozpetek e Dario Argento consideravano troppo giovanile per i ruoli che volevano affidarle, il nostro rimpianto va alla coraggiosa paladina di una scena che, grazie a lei e alla magnifica compagine di colleghi come Romolo Valli e Giorgio De Lullo la seguirono in una meravigliosa avventura. Che si chiamò Compagnia dei Giovani e portò in giro per il mondo oltre a un Pirandello tutto da scoprire nelle sue implicazioni freudiane un autore come Diego Fabbri di cui la Falk portò alla luce nella Bugiarda quella vis comica che nessuno conosceva e pochi persino tra gli intimi amici sospettavano. Tanto che vedendola a Parigi nel Gioco delle parti un grande del cinema americano come Robert Aldrich la scritturò immediatamente in Quandomuore una stella dove folgorò in modo irreparabile la freschezza di Kim Novak. Prima aveva interpretato il ruolo del grillo parlante in Otto e mezzo di Fellini, e il regista la considerava un portafortuna. Ma l'importanza, al di là del fascino personale che Rossella sprigionava dal palcoscenico fin dalla sua prima apparizione, risiede nel fatto incontestabile di aver portato nel mondo con le sue tournée la nostra lingua all'onore che le spetta e che troppo volentieri dimentichiamo.
Perché la Falk patrocinò scrittori inediti al di fuori del Bel Paese come Patroni Griffi di cui fece conoscere a Parigi una delle sue pièce più famose Anima nera mentre fu paladina di un rinnovato interesse per Pirandello in Usa quando fu sul punto di interpretare a Broadway in lingua inglese Come tu mi vuoi. E quando per una strana avventura di malintesi parve franare la storica ditta dei Giovani, una frattura che purtroppo si rivelò insanabile per l'improvvisa scomparsa di Valli prima e De Lullo subito dopo, Rossella che negli ultimi tempi aveva economicamente sollevato le sorti del gruppo, invece di accogliere proposte francesi (come montare in originale La signora dalle camelie) e l'eterna lusinga di Hollywood dove il clan di Sinatra premeva per una sua lunga emigrazione negli States, assunse invece su di sé accanto al fedele compagno di lavoro Umberto Orsini la direzione dell'Eliseo. Dove tornò addirittura con Applause, il musical miliardario tratto dal film cult Eva contro Eva dove, sulle orme dell'amica Lauren Bacall, si cimentò nella danza e nel canto seguito a ruota dal rinnovato impegno col teatro di Tennessee Williams. L'autore che conobbe a Roma in occasione della prima italiana di Un tram che si chiama desiderio, dove era Stella agli ordini di Visconti. Che di lei ebbe a dire: «Rossella è italiana solo di nascita, perché sul lavoro è una teutonica spietata mentre nella vita privata lei, come tutti i timidi, manda alle ortiche gli stilemi da first lady che han fatto di lei un personaggio e torna ad essere la ragazza romana cui solo la sua prorompente femminilità impedisce di recitare Petrolini». In quegli anni di accanito lavoro, che purtroppo furono gli ultimi, Rossella sposò fino all'autolesionismo la causa di Tennessee. Portando sulla scena quella Dolce ala della giovinezza che noi conoscemmo solo nella versione cinematografica e persino uno dei copioni più misconosciuti. Ossia quel Treno del latte non si ferma più qui che Liz Taylor, dopo averlo portato sullo schermo, tentò invano di riportare a Broadway. Nel frattempo, intanto, tanti amici dello star system internazionale se n'erano andati. Da Sinatra col quale ebbe un fugacissimo flirt a Maria Callas con la quale avevano in comune Biki, la famosa stilista il cui patrigno era Giacomo Puccini. E proprio alla Callas, di cui fu intima amica, Rossella dedicò addirittura due spettacoli come Master Class e Vissi d'arte, vissi d'amore che portò persino a New York dove ebbe la sorpresa di essere festeggiata dagli Amici del Metropolitan che, entusiasti, dichiararono alla stampa «Peccato che Maria non l'abbia vista risorgere in scena esattamente uguale a se stessa. Avrebbe riso come una matta, lei che si abbandonava così di rado all'ilarità». Un commiato che si addice a una signora che della discrezione e della fedeltà ad amici e ammiratori aveva fatto una bandiera.

*autore della biografia Rossella Falk. L'ultima diva (Mondadori, 2012)