Anni di piombo senza dietrologie nel libro di Satta

Giampietro Berti

Sugli anni Settanta, i cosiddetti anni di piombo, sono stati scritti e pubblicati decine di saggi e di libri, a corredo di un ventaglio interpretativo così ampio ed eterogeneo che risulta impossibile tentarne una sintesi. Ciò che rimane controverso sono soprattutto le presunte trame di poteri «forti», istituzionali e anti-istituzionali, diretti a condizionare le finalità della lotta politica. Di qui una serie di teorie suggestive, quanto indimostrabili. Alludiamo alle spiegazioni cospirazioniste per cui i fatti devono aver avuto per forza la loro genesi da cause segrete e incontrollabili. Ciò che distingue queste interpretazioni è la convinzione che gran parte dello svolgimento storico sia dovuto a intrighi concepiti a tavolino. Di qui le varie teorie dietrologiche del «doppio Stato» o «Stato parallelo», con l'equivalente esistenza di «poteri occulti»: Mafia, CIA, KGB, Mossad, Massoneria, Opus Dei, P2, servizi segreti deviati. In Italia, da molti anni, esistono diversi circoli mediatici che condizionano in vari modi l'orientamento dell'opinione pubblica in tal senso.

Fa strame ora di una buona parte di queste credenze, più o meno fantastiche, con un grande e documentata ricerca storica, archivistica e bibliografica Vladimiro Satta (I nemici della Repubblica. Storia degli anni di piombo, Rizzoli, pagg. 669, euro 28). Satta, che non ha alcuna posizione ideologica specifica, sottopone al vaglio critico tutte le interpretazioni che si sostengono solo su allusioni e deduzioni politico-ideologiche prive di prove e di riscontri scientifici, rilevandone le contraddizioni logiche e le incongruenze fattuali. Alla luce di questo criterio vengono esaminati la nascita, lo sviluppo e le azioni di alcune formazioni politiche di estrema destra e di estrema sinistra, quali Ordine Nuovo, Lotta Continua, Potere Operaio, Brigate Rosse, Collettivi dell'Autonomia Operaia, e alcuni tra i casi più eclatanti di quegli anni: le stragi di piazza Fontana (1969), di Peteano (1972), di Piazza della Loggia (1974), dell'Italicus (1974), il golpe Borghese, la Rosa dei Venti, la guerriglia urbana, la strage di Bologna (1980), ma anche molti altri episodi.

Esemplare è il caso di Aldo Moro. Si pensi solo a tutto ciò che fu scritto a suo tempo sul suo rapimento e sul suo assassinio. Invece di essere giudicato per ciò che fu, cioè l'esito della volontà dei comunisti rivoluzionari organizzati nelle Brigate Rosse, venne collocato tra gli infiniti misfatti e intrighi della Cia, intervenuta per impedire l'entrata del Pci al governo. A fronte di questa interpretazione di sinistra, si volle vedere, per contro, la lunga mano del Kgb. Tutte ipotesi che attesterebbero comunque un ruolo dei servizi segreti italiani o internazionali (senza far mancare, naturalmente, anche qualche presenza da attribuire alla P2). Satta critica le ricostruzioni cervellotiche, così come prova a dimostrare che Moro non fu affatto depositario di misteriosi segreti di Stato.

In realtà, come egli giustamente scrive, questi fenomeni «non erano frutto di complotti orditi in misteriose alte sfere del potere italiano o mondiale che tutto comandano, bensì di spinte che nascevano dall'interno della nostra società».