Avicii morto a soli 28 anni. Il grande dj era in viaggio in Oman: è mistero

Non tutti in Italia ricorderanno la sua faccia pulita da ragazzone nordico, eppure almeno una volta avrete sentito passare per radio le note tristi di Hey Brother o quelle allegre e ritmate di Wake my Up.

Dal 2013 gli album e i singoli di Avicii (pseudonimo del dj, produtorre e musicista svedese Tim Bergling) hanno scalato le classifiche di mezzo mondo, grazie a una sonorità tutta particolare capace di mescolare un tocco di vecchio country a ritmi dance e campionature elettroniche. Ora però questo ragazzo cresciuto nel quartiere di Östermalm a Stoccolma, che ha agguantato il successo scrivendo e remixando canzoni nella sua camera da letto e poi pubblicandole gratuitamente sul suo profilo di Myspace, è morto. Morto all'età di 28 anni, in Oman, per motivi che non sono stati ancora resi noti. In passato, però, come ricordano molti siti specializzati come Tmz, Avicii aveva avuto problemi con l'alcol. Problemi che l'avevano portato in ospedale ben due volte. Si era parlato prima di pancreatite acuta e poi, nel 2014, aveva subito l'asportazione della cistifellea e dell'appendice. Problemi che potrebbero essere stati anche la causa della sua scelta di non esibirsi più sul palco a partire dal 2016. Prima di allora era fra i dj più pagati al mondo: secondo Forbes nel 2014 aveva guadagnato 28 milioni di dollari.

Il lato oscuro e di un artista che in pochissimo tempo è riuscito a ottenere la nomination a due Grammy e a inanellare una serie di collaborazioni davvero strepitose: da Robbie Williams a Madonna passando dai Coldplay e da Zucchero Fornaciari. Ora inizierà la rincorsa ai pettegolezzi sulla morte e a poco serviranno le dichiarazioni dell'agente del musicista, Diana Baron: «È con profondo dolore che annunciamo la perdita di Tim. La famiglia è devastata e chiediamo a tutti di rispettare il loro bisogno di privacy in questo momento difficile. Non saranno rilasciate altre dichiarazioni».

Ma senza speculazioni, forse è meglio ricordare questo ragazzo per la sua capacità di trasmettere grandi emozioni. In Hey Brother cantava: «Cosa succederebbe se fossi lontano da casa? Fratello ti sentirei chiamare». Forse una voce così nella vita gli è mancata.