«Beautiful», più share che rughe il commento 2

di Luigi Mascheroni

The Share and the Beautiful. È la neotelevisione che fu, bellezza. Destino di tutte le serie più pop che l'hanno preceduta e modello di tutte quelle più glamour che l'hanno seguita, Beautiful sopravvive anche al lento declino della tv generalista. Ieri la puntata quotidiana della soap più longeva del mondo, con il non sorprendente risultato di 3.367.000 telespettatori per uno share del 21.39%, è stato il programma più visto della giornata. E nelle ultime settimane non è la prima volta che accade. Un successo seriale. Saranno gli intrighi, gli amori e le passioni. Il sesso, il potere e i soldi. Cioè gli eterni ingredienti di tutto ciò che fa audience, su qualsiasi media. Dal 1987 sugli schermi americani, in Italia dal 1990, dalla Rai a Mediaset, per 25 stagioni di culto, per 6.369 puntate complessive, a 20 minuti l'una, che significa 2.123 ore, cioè 89 giorni ininterrotti, mesi di visone non stop. Un incubo. E un sogno. Che ha incantato tutti gli anni Novanta, i Duemila, e vista la media di ascolti attuale, anche i Duemiladieci. 1987-2012: un quarto di secolo e sentirlo tutto, ma essendo bravissimi a fregarsene. Lo scorso anno, di questi tempi, su Beautiful iniziò ad aleggiare il peggior fantasma si possa immaginare per una serie così longeva: la televisione HD. Girata da settembre scorso con le più moderne tecnologie digitali, la soap - grazie alle telecamere in alta definizione che mettono in luce ogni millimetro di pelle - ha cominciato a rivelare rughe, segni e cicatrici da lifting degli attori. I quali, non potendosi opporre al tentativo di svecchiare l'immagine retrò della soap, si sono arresi a mostrare, sotto il trucco, la loro vera età, ormai doppia rispetto a quella della serie: dai 50 in su. Cosa che pure al pubblico più affezionato e più agè non sembra interessare. La regina pomeridiana degli ascolti tv è sempre bellissima. Beautiful.