"La belle époque", commedia sentimentale atipica e meravigliosa

Un film d'amore pieno di comicità intelligente, riflessioni sulla magia del cinema, sul tempo che passa e sullo stato di salute dei rapporti. Una giostra da cui non si vorrebbe mai scendere.

"La belle époque" è un film che sa parlare a chi conosce la deleteria volontà di aggrapparsi al passato e di restare ostaggio di ricordi felici.

Victor (Daniel Auteuil), fumettista, e Marianne (Fanny Ardant), psicanalista, sono una coppia borghese sposata da quarant'anni che oramai litiga su tutto. Una sera, esasperata, Marianne caccia Victor di casa. Il figlio dei due, titolare di un'agenzia che confeziona per i propri clienti sogni lucidi in cui tornare a vivere il passato, andrà in soccorso del padre allestendo per lui la serata speciale del 1974 in cui conobbe la futura moglie. Antoine (Guillaume Canet) è il regista incaricato di inscenare quanto richiesto, utilizzando scenografie, set, comparse e attori, tra cui, nei panni di Marianne da giovane, la propria ex-fidanzata (Doria Tillier). Anziché aiutare Victor a elaborare il passato, però, la finzione finirà col mischiarsi alla realtà e col rendere ancora più ingarbugliato il presente delle persone coinvolte.

Il personaggio di Antoine, il regista del film nel film, è un individuo isterico e perfezionista, che si atteggia a grande burattinaio ma non riesce a dirigere la donna che ama e con la quale ha un rapporto disfunzionale. I due sembrano avere il gusto dello psicodramma e il finto triangolo con Victor, di cui quest'ultimo non è a conoscenza, diventa una sorta di terapia: lei recitando inizia a enunciare cosa vorrebbe da un rapporto, lui la guarda interagire con il cliente e diventa pazzo di gelosia, urlandole il proprio disappunto nell'auricolare che lega la prima attrice alla cabina di regia. Intanto, altrove, il personaggio interpretato da una sempre più splendida Ardant si rende conto di quanto tutto sia noioso e deprimente senza il coniuge attorno.

Scritto e diretto da Nicolas Bedos, "La belle époque", forte di una sceneggiatura a orologeria e di un cast a dir poco prezioso, si spinge oltre le dinamiche classiche della commedia romantica finendo col porgere allo spettatore riflessioni su come il tempo che passa incida sulle grandi storie d'amore, su cosa tenga vivo un rapporto o lo spenga, su come l'arte si nutra di sentimento e su come il cinema possegga un potere di cristallizzazione magico. Tutto questo, in un profluvio di battute sagaci con le quali si potrebbe riempire almeno una dozzina di film italiani, considerato il gap evidente che oramai, in questo genere di cinema, intercorre tra i titoli nostrani e quelli d'oltralpe. I momenti esilaranti, comunque, si alternano ad altri toccanti, piena di nostalgia e di passione.

"La belle époque" è una piccola ricerca del tempo e dell'amore perduti, illuminata da dialoghi serrati e da una vivacità malinconica. Per quanto non possiamo dirigere tutto, sembra suggerire il regista, l'ebbrezza emotiva di una felicità spensierata non conosce stagioni e può tornare a sorprenderci in qualsiasi momento, purché le diamo la chance di riconoscerla anziché tenere gli occhi fissi su quel che è già stato.