Benét oltre la Frontiera della realtà

Lo scrittore statunitense fu il poeta della Guerra di secessione. E dell'identità americana

«Un vero cronista di una società in declino», così Philip Roth sul New Yorker ha sintetizzato l'opera di Stephen Vincent Benét, lo scrittore e poeta vincitore per due volte del Premio Pulitzer (per la poesia e per la narrativa). Nato a Bethlehem (Pennsylvania) nel 1898 e morto a New York nel 1943, è stato un uomo e un artista a dir poco eclettico: laureato a Yale, colonnello dell'Esercito Americano, autore di John Brown's Body, riconosciuto come il Grande Poema sulla Guerra di Secessione Americana, ha scritto anche racconti che descrivono la bancarotta morale di un'America all'ombra della Grande Depressione del 1929, ma è stato anche tra i primissimi a regalare ottimismo con il romanzo breve The Sobbin' Women, da cui fu tratto il celebre film musicale del 1954 Sette spose per sette fratelli. In Italia è stato completamente dimenticato (le sue opere sono state pubblicate soltanto negli anni '30 da Mondadori, Feltrinelli, Longanesi), malgrado avesse un fervido ammiratore in Leonardo Sciascia che si ispirò proprio a un racconto di Benét per Troppo presto, troppo tardi.

Ora arrivano i suoi Racconti prima della mezzanotte, in uscita martedì prossimo per Elliot e presentati in anteprima nel weekend alla fiera dei piccoli editori Più Libri Più Liberi. Sono dodici prose inedite in Italia, pubblicate negli Stati Uniti nel 1939, che si muovono tra realismo e fantastico indagando, come ha scritto Philip Roth, sul «fattore determinante della nostra identità: un intrinseco provincialismo, grazie al quale noi americani - americani tout court, senza bisogno di altre specificazioni - ricusiamo qualsiasi aggettivo suscettibile di limitarci nel godimento di questo nome tanto generico quanto imponente, che rivendichiamo come un diritto imprescrittibile».

È proprio l'identità a essere il fulcro di queste storie in cui troviamo medici che conoscono le frontiere dell'essere umano e della morte, famiglie d'immigrati irlandesi che rivendicano d'essere stati i padri fondatori di un'America che unita non dalle leggi, ma dalla costruzione della rete ferroviaria, ragazzini che devono crescere in un mondo di desolazione, un giovane «stupido» che si trova a scrivere un discorso per il Presidente e che in realtà è il racconto autobiografico di Benét: nei suoi ultimi anni dedicò molto tempo a trasmissioni radiofoniche sulla guerra, come la celebre We Stand United (1945) che contiene la Preghiera per le Nazioni Uniti letta alla radio da Roosevelt nel 1942.