Benedetto Croce da antifascista piaceva molto, anticomunista no

Giancristiano Desiderio

Benedetto Croce diceva di sé: «Sono liberale come sono napoletano». Intendeva dire che per lui il liberalismo era una concezione della vita che aveva prima ereditato respirando, tramite tortuose e dolorose vie familiari, l'aria risorgimentale e poi aveva lavorato, conquistato e rielaborato con la filosofia della libertà. Il principio che regge la concezione liberale della vita è l'impossibilità per il potere di mettere le mani sulla verità. Ecco perché la filosofia di Croce diventa attuale quando per conservare la libertà è necessario opporsi al potere. Non è un caso, allora, che il filo conduttore del nuovo libro di Corrado Ocone dedicato a Croce, Attualità di Benedetto Croce (Castelvecchi), sia in questa secca frase: «Il liberale non può che essere tanto antifascista quanto anticomunista».

Una volta Rosario Romeo disse che Croce fu sconfitto proprio quando l'Italia riconquistava la libertà. È una cosa strana. La stranezza si spiega così: la «religione della libertà» di Croce è antitotalitaria mentre la libertà della «repubblica dei partiti» è fondata sull'esclusivo paradigma dell'antifascismo al quale aderirono quasi tutti gli intellettuali del tempo che, per dirla con Vittorio De Caprariis, nutrivano nei confronti del comunismo e del Pci, vuoi per fede vuoi per convenienza, un «pregiudizio favorevole». La storia della democrazia dell'Italia repubblicana è, dunque, tendenzialmente totalitaria e può essere riassunta nella formula usata da Norberto Bobbio: «Tutti i democratici sono antifascisti ma non tutti gli antifascisti sono democratici». Per essere democratici compiuti occorre essere anche anticomunisti ma la cultura politica italiana, della quale proprio Bobbio è stato il «papa laico», ha rifiutato l'anticomunismo.

Per dirla in modo semplice: nel Novecento gli intellettuali non solo tradirono ma concepirono idee assassine, mentre Croce non ebbe timore di opporsi per due volte alla tracotanza del potere: prima nei confronti del fascismo (Mussolini) poi nei riguardi del comunismo (Togliatti). La sua vita filosofica è per certi versi un paradigma storiografico che ci offre la possibilità di rivedere la storia d'Italia secondo libertà. È l'idea di Corrado Ocone che vede nell'ultimo Croce una «terza fase» della sua lunga giornata di lavoro contrassegnata dall'anticomunismo e dalla critica a liberalsocialismo e azionismo.