Berkovitz, l'autodidatta che dipinge i pensieri

Nei suoi "cubi" labirintici si intravedono misteriosi simboli e allegorie dell'aldilà

Dipingere e scolpire il pensiero. Non è facile. Ma David Berkovitz, nome d'arte di Alessandro, lo sa fare. Dipinge e scolpisce cubi su tela o in ferro, cartone o altri materiali, percorsi da linee intricate. Cubi sospesi nello spazio, sui quali compaiono complessi labirinti simili a tele di ragno. Sono i pensieri che passano per la mente, tornano, si intrecciano, emanano energia, si perdono. E lui, David, li chiama «cubi Berkovitz», perché «è di lì che passa tutto» dice «io sono quel cubo pensante, c'è tutto me stesso in questi dipinti, in questi oggetti».

David è italiano, di Bologna e ha 34 anni. Si è scelto questo strano nome d'arte (Berkovitz è un assassino di New York) per interpretarlo in maniera opposta. È uno che la vita la vive con durezza. Combatte, protesta, passa periodi di silenzio e momenti di fervida attività. È un autodidatta che ha cominciato come writer. Poi si è dato alla musica, alla chitarra, alla scrittura. Oggi scrive poesie, canzoni, aforismi, dipinge e modella cubi e installazioni. «Mi reputo un artista di strada - dice - costruisco applicazioni, meccanismi, cose. Disegno su ogni tipo di materiale, muri, carta, legno, in un rapporto quasi compulsivo con il segno e la materia, applicando un concetto, ripetuto, mutato, esaltato. Quella linea continua allude anche all'eterno riciclo, si perde nell'infinito per poi tornare a terra e rinascere sotto altre forme» spiega infervorato.

L'arte è la nuova strada imboccata con forza un paio d'anni fa. Nascono i primi disegni sui muri, poi sulla tela, in scultura. Gomitoli di luce, labirinti, universi stellari che si spalancano a lenire, risarcire, indicare nuove vie. David inventa opere intriganti e spettacolari con una verve vivace, inesauribile. «Non ho storia - dice scherzando - non ho curriculum, lavoro notte e giorno e non ho neppure un cataloghino». In realtà una storia ce l'ha, sono le sue numerose opere che cominciano a premiarlo con esposizioni in gallerie bolognesi. C'è, ad esempio, una tela con una linea che delinea un mondo, c'è un'amazzone creata con ghirigori che escono dallo spazio infinito per poi svanire, c'è un cubo-albero (nella foto) che con la sua chioma emana una luce straordinaria per rappresentare la materia che si trasforma in energia. E dentro a questi cubi pensanti ci sono altri misteri, simboli, scritte, inferni e paradisi.