Bernstein, la Callas, Gino Paoli e Patty Pravo I ricordi di Nanni Ricordi, tra classica e pop

Un libro ripercorre l'avventura del fondatore della famosissima Casa discografia

A ripercorrere le vicende della famiglia Ricordi v'è da supporre che il fiuto possa essere geneticamente trasmissibile. Fu il capostipite di Casa Ricordi, Giovanni, a investire sulla prima opera di Verdi; fu il nipote di Giovanni, Giulio, a insistere perché Verdi, dopo alcune increspature con il padre di Giulio, Tito, scrivesse l'Otello; e fu ancora Giulio a scoprire e puntare su un tale Giacomo Puccini e a sposare (letterariamente) i due librettisti Illica e Giacosa. Insomma, una famiglia che quando si trattava di vestire i panni di talent scout della musica ci sapeva fare.

Lo conferma anche la storia di Nanni Ricordi appena scritta da Claudio Ricordi con Michele Coralli dal titolo L'inventore dei cantautori (Il Saggiatore, pagg. 290, euro 26). L'idea di un libro sul patron della Dischi Ricordi nacque direttamente da lui, da Nanni Ricordi, nel 2003: lo racconta direttamente l'autore, Claudio, rammentando le giornate nel «salotto del Nanni» col «registratore in tasca». Poi, la malattia neurodegenerativa e, nel 2012, la morte nel suo buen retiro di Sala Monferrato dove, da un anno e mezzo, esiste un museo alla sua memoria.

È da quei maturi colloqui tra i due Ricordi che parte il volume: Nanni racconta le lezioni di pianoforte, il diploma in Conservatorio, il primo impiego in Siae e poi il trasferimento in un ufficio negli States dove conobbe Lenny Bernstein divenendone amico, il rientro in Italia e l'impegno nella musica classica. Ecco, la classica: Nanni Ricordi non fu solamente «l'inventore dei cantautori», fondamentale fu il suo contributo alla discografia colta. Addirittura, tra anni '50 e '60, si esibì anche come pianista concertista sotto la direzione di Alberto Zedda: Bach, Scarlatti, Mozart, Prokofiev... E poi, nel '58, il primo disco, naturalmente classico: Medea di Cherubini con Maria (la Callas), un'emergente Renata Scotto e la direzione di Tullio Serafin.

Più o meno in quegli anni, Nanni portò in Casa Ricordi anche la musica leggera che prima «non veniva nemmeno presa in considerazione». La sua apertura alla canzone fu veicolata, senza dubbio, dalla sua permanenza americana: a New York conobbe e collaborò, oltre che con Bernstein, compositore assai incline alla song, anche con interpreti come Glenn Gould e Vladimir Horowitz, con i quali «mai si facevano notare differenze sostanziali tra la popular music e la musica colta, si parlava di musica e basta». Fu così che, nella missione discografica di Nanni, classica e leggera potevano convivere, Bernstein e Gaber, la Callas e la Vanoni, Ettore Bastianini e Ricky Gianco, la Scotto e Patty Pravo, Di Stefano e Gino Paoli...

Nel libro questa bifrontalità del genio di Nanni emerge tutta: nei ritratti dei figli Marella e Camillo (entrambi ricordano il padre pianista che «solo lì mi sembrava che riuscisse a ritrovare la serenità», il padre sportivo tra auto, sci e tennis, la sua «rivoluzione leggera»), nell'accorato ricordo di Giovanni Gavazzeni (la musica classica dopo il pisolo del Nanni nella casa al lago, la «naturalezza con cui lavorava con i cantanti»), nelle rivelazioni del migliore amico di Nanni, Earl McGrath («Era un eccellente pianista, anche se aveva interrotto la carriera concertistica dopo che Lenny Bernstein gli aveva detto che secondo lui non sarebbe mai stato uno dei grandi»). Ci sono, poi, i colloqui a tre tra Claudio e Nanni Ricordi con, a turno, Jannacci, Paoli, la Vanoni, Endrigo, Ricky Gianco e, infine, la preziosissima appendice con testi vari di Nanni su musica, Dio, la boxe, il comunismo.

Un testo per scoprire un protagonista della vita musicale italiana, perché, come scrive Ennio Morricone, «la presenza di Nanni fu un momento storico».