Il biopic su "Yves Saint Laurent" arriva nei cinema

Il primo dei due film previsti quest'anno sul geniale stilista, l'unico autorizzato dal suo compagno, è il ritratto rispettoso e poco appassionante di un'anima tormentata e fragile

A cinque anni dalla morte di un uomo, Yves Saint Laurent, che resta un'icona del modo della moda, escono ben due film a lui dedicati, il primo dei quali è appena arrivato nei cinema e porta per titolo il suo nome. Il regista, Jalil Lespert, ha avuto la supervisione e il benestare di colui che per Yves fu il compagno di sempre, Pierre Bergé. Questo ha recato vantaggi come la possibilità di accedere a location originali e l'avere in prestito abiti dall'archivio dello stilista, ma ha comportato sicuramente anche limiti. Il risultato, come prevedibile, è un'opera rispettosa e puntuale in cui si dà molto rilievo all'importanza che Bergé ebbe nella storia dell'iconico brand, al punto da farne il coprotagonista della pellicola.

Parigi, 1957. Yves Saint Laurent ha solo 21 anni quando, alla morte di Cristian Dior, ne prende il posto nella maison più importante dell'epoca. In occasione della presentazione della sua prima collezione, il ragazzo conosce Pierre Bergé, l'uomo che diverrà il partner sentimentale e professionale di tutta una vita. Di lì a poco Yves riceve la chiamata alle armi per la guerra di Tunisia, ha un crollo nervoso e viene ricoverato in una clinica psichiatrica, cosa che porta al suo licenziamento dalla maison Dior. Eppure, grazie al sostegno di Pierre, il giovane stilista non solo riesce a rialzarsi ma apre, ad appena 26 anni d'età, una propria casa di haute couture lanciando il marchio YSL che diverrà, nei decenni successivi, simbolo di eleganza e innovazione.

Che al genio e alla creatività si accompagnino spesso sofferenza e inquietudine, è cosa risaputa e confermata dalla vicenda biografica in questione. Il film non fa niente per nascondere che quel timido e insicuro enfant prodige della moda, che aveva studiato dalle suore, finisca col precipitare, negli Anni 70 e 80, in un inferno fatto di droghe e promiscuità. Numerosi sono i dettagli sulla vita amorosa dei due amanti-soci, comprese le scenate di gelosia e i reciproci tradimenti. Così come molto è il tempo dedicato alle virtù imprenditoriali e genitoriali di Bergé, che permisero a Yves di arrivare al successo e consolidarlo nonostante soffrisse di impulsi autodistruttivi. Il problema è che, per dare spazio a quanto detto, la pellicola non spieghi mai in che termini il protagonista fosse da ritenersi un genio e offra solo una sintesi superficiale di quello che fu il suo contributo alla storia del costume. Allo spirito pionieristico del suo grandissimo talento si fa cenno solo ricordando che innovò la moda femminile contaminandola ora con capi maschili, ora con tessuti etnici, oppure ispirandosi a opere d'arte contemporanea.

In linea di massima, per struttura narrativa e confezione patinata, si tratta di un biopic tradizionale. A salvarlo, almeno in parte, sono gli sprazzi di profondità regalati dalle vivide interpretazioni degli attori protagonisti, Pierre Niney e Gulliame Gallienne, entrambi della Comédie Française. Va detto che sulla relazione tra Bergé e Saint Laurent, resta assai più emozionante la visione di "L’Amour Fou", il film testamento girato da Pierre Thoretton e presentato qualche anno fa alla Mostra del Cinema di Venezia.