"C'è ancora bisogno di Will & Grace. E di difendere i figli"

L'attrice torna con la sit-com che sdoganò i gay in tv. E in "Searching" cerca una ragazza sparita

Non la si vedeva sulle scene da un po' di tempo, ma ora Debra Messing, 50 anni appena compiuti e ben portati, torna in grande spolvero. In tv con il rinnovato Will & Grace (in Italia su Joy), e al cinema con Searching, godibile thriller premiato al Sundance (in Italia dal 18 ottobre), che racconta una delle paure più grandi di questo tempo: l'ansia per i nostri figli creata da un mondo che non è più solo fuori dalla porta di casa, è più subdolo, insinuante e nascosto nei loro computer e nei telefonini. Per quanto controllati possano essere, il timore che qualcosa di quella realtà virtuale sfugga agli adulti che dovrebbero proteggerli è sempre presente. Il film, per raccontare questa realtà digitale usa quello stesso linguaggio con immagini di video telefonate, messaggi di testo, ricerche al computer e video di telecamere di sorveglianza. La Messing veste i panni di una detective che investiga sulla sparizione di una sedicenne. Del cast fa parte anche John Cho, che interpreta il padre della ragazzina scomparsa e che forzerà le password della figlia per cercare di scoprire qualche dettaglio in grado di portarlo al suo ritrovamento.

Lei è madre di un adolescente, immagino che questo film abbia toccato corde molto personali.

«Infatti, è stato così. Le paure di quel padre sono le mie paure quotidiane, sono le ansie di ogni genitore di oggi. Aneesh Chaganty, il regista, è stato bravissimo a trasformare in linguaggio cinematografico i mezzi di comunicazione che usiamo tutti i giorni e che ormai fanno parte della nostra vita».

Chaganty è uno di loro, poco più di un adolescente, ha 25 anni appena.

«Ed è un genio! Per raccontare un classico (quante volte è stata raccontata al cinema la storia di un ragazzino scomparso?) ha usato un linguaggio nuovo, particolarmente adatto a questo racconto».

Difficile recitare con il costante filtro di un video fra gli attori?

«È diverso, manca la magica interazione con i colleghi, però è stato bello raccogliere la sfida, fare qualcosa di nuovo e nel contempo raccontare una storia alla quale posso facilmente relazionarmi».

Che rapporto ha suo figlio Roman con i social network? Teme per lui?

«Ha 14 anni e credo che per il momento non corra pericoli, sta entrando molto lentamente nel mondo dei social media. Non è in Snapchat, Twitter o Facebook, ha solo un account Instagram ed è privato. Credo che per la sua età vada più che bene così».

Recentemente vi siete trasferiti, lei e suo figlio, da Los Angeles a New York, dove lei è cresciuta.

«Anche quello è stato un passo che ho fatto per mio figlio. New York è una città così diversa dalle altre e così densa di esseri umani. Nessuno è speciale a New York e per me e per mio figlio è stata una ventata di novità. A Los Angeles è l'opposto, vivi in una villa protetta da cancelli. A New York esci di casa e sbatti nelle persone. Mi pare che a New York la necessità di una comunicazione virtuale fra giovani sia meno importante. Essendoci più stimoli reali, è meno facile annoiarsi e rifugiarsi davanti a un computer e su internet».

L'importante poi, è parlare con i ragazzi, sembra questo il messaggio del film.

«Vero. Spesso noi adulti siamo presi dalla vita di tutti i giorni, dal lavoro, dalle bollette da pagare, e succede che non poniamo abbastanza attenzione alle domande dei nostri ragazzi».

Lei cerca sempre lavori con un messaggio sociale importante. Anche per Will & Grace è stato così. Negli anni Novanta quella serie sdoganò l'omosessualità in tv.

«Con Will & Grace abbiamo davvero spinto in avanti i confini dei temi di cui era lecito parlare in tv. E lo abbiamo fatto nel modo giusto, con grazia e senza forzare troppo la mano. Ricordo ancora le lettere che ci arrivavano da ragazzi gay che finalmente erano riusciti a parlarne in famiglia, o da genitori che si erano riavvicinati ai figli. Quello show ebbe un impatto sociale, ci rese tutti più politicamente consapevoli, più attivi e più aperti ai temi della giustizia sociale e dell'uguaglianza».

Ed ora Will & Grace sono tornati.

«La sensazione è che di nuovo sia la cosa giusta al momento giusto, che ci siano, ora, in questo particolare momento storico, altri confini da spostare».